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venerdì 1 novembre 2013

Etiopia

Dopo poco più di un anno sono di nuovo in Etiopia dal mio amico Aimero. Un salto da Silvio presso il suo lodge era d'obbligo. Come al solito Silvio è stato di una gentilezza estrema. Il suo lodge "Il Gheralta" oramai è conosciutissimo e funziona a meraviglia. Nel settembre del 2015 ci sarà la cerimonia per l'apertura dei nuovi alloggi.


Sulla vecchia pista di montagna fatta dagli italiani nel 1937 che dal porto di Assab, Eritrea, arrivava a Bati, Dessiè. In fondo un ponte su di un torrente.
Carbone e ancora carbone. Gli alberi fanno molta ma molta fatica a diventare grandi; c'è qualcuno che li taglia prima!
Il mitico Aimero che gioca a fare il Carabiniere.

lunedì 24 dicembre 2007

Kansay e Michele. Kansay et Michele. Kansay and Michele.



Kansay Alemu.

Mario Michele.

Durante la mia permanenza a Macallé, si presentò a casa un anziano signore etiope. Aveva in mano una lettera scritta in un inglese, alquanto difficile da comprendere. Chiedeva aiuto a dei suoi connazionali, poiché Michele è figlio del Signor Mario di Napoli che durante l'occupazione dell'Etiopia era al seguito delle truppe italiane. Trovò Macallé accogliente e vi aprì un ristorante chiamato "Angolino" nella Piazza Hawsien. Si sposò con una signora etiope e nacque Michele. Nel 1941, con l' arrivo degli Inglesi, Mario fuggì lasciando la famiglia ed il ristorante. Aveva comperato terreni e case che lasciò a sua moglie. Non si sentì più parlare di lui e neanche si fece più vivo a Macallé. Michele e sua mamma vivevano discretamente fino al giorno che Menghistu non confiscò loro ogni avere. La casa, dove oggi sorge la sede centrale della Commercial Bank di Macallé, fù bruciata dai soldati del dittatore poiché la mamma di Michele non voleva andarsene con le buone maniere. E con la casa bruciarono anche i documenti cartacei che ricordavano il breve passaggio di Mario il Napoletano in Etiopia di cui nessuno nè conosce il cognome. Michele ha sempre lavorato in un mulino. Ha respirato per tutta la sua vita la malsana polvere dei cereali. E' ammalato ai polmoni. Ha una famiglia da mantenere ed una graziosa bimba di 10 anni che va a scuola, per fortuna. La moglie è deceduta qualche anno fà. Non riceve alcuna pensione ne aiuto alcuno. Vive in una misera capanna senza elettricità, né acqua e servizi. Ho fatto per loro quello che ho potuto. Ancora ricordo il suo sguardo triste quasi da cane bastonato. Tramite lui ho avuto la fortuna di incontrare Kansay che era amico di suo padre.

Trovai Kansay nella sua casa, disteso sul letto. Non ha più la forza per alzarsi. E' ammalato di diabete. L'estremità dei suoi piedi stanno andando alla malora. E' magro Kansay, quasi novantenne, ma il suo viso si è riempito di gioia quando ci siamo messi a parlare in italiano. Mi ha raccontato la sua vita con i soldati ed i civili Italiani. I suoi occhi erano lucidi e più di una volta ha passato un strausato fazzoletto per asciugarsi qualche lacrima. Parlando, il suo italiano diventava più spedito ed i ricordi si facevano più vicini. 50 lire ebbe di premio dal preside della scuola italiana di Macallé per la sua bravura. I pomeriggi passati con Mario al ristorante "Angolino". Quando poteva andava a curiosare presso l'unico ospedale italiano civile di Macallè dove il Dr. Musso gli passava la mano sui suoi capelli crespi. Gli chiesi se sapeva qualcosa a proposito dell'avvelenamento del lago Ashanghi (verso sud, non troppo lontano da Macallé) da parte delle truppe italiane in fuga. Risposta negativa, non aveva mai sentito parlare di questo "avvelenamento" (tanto in voga presso alcuni gruppi non più presenti a Macallé). Ricordi, tanti meravigliosi ricordi raccontati con passione. Mai una parola di astio, anzi al contrario. Vennero tempi duri per gli Italiani. Kansay si trovava a Quihà, presso l' ospedale militare italiano al momento della ritirata delle truppe di Mussolini. I militari dicevano agli Etiopici di prendere qualsiasi cosa, poiché tra poco sarebbero arrivati gli Inglesi i quali avrebbero rastrellato tutto, anche i chiodi. Kansay domandò il permesso di portarsi via un letto per sua madre. Si presentò a casa sotto il peso di un letto metallico bianco dono dei militari italiani in fuga. Mi ha detto che ancora questo letto esiste da qualche parte. Povero Kansay, memoria vivente, senza rancore alcuno. Chissà se lo rivedrò ancora.

During my stay in Macallé, an old Ethiopian man came to my house. He had a letter written in English and very difficult to understand. It asked for help for his countrymen, since Michele is the son of Mr. Mario from Naples who during the occupation in Ethiopia was part of the Italian troops. He thought Macallé was inviting and he opened a restaurant called " Angolino" in Hawsien Square. He married an Ethiopian woman and Michele was born. In 1941, upon the arrival of the English, Mario fled, leaving behind the family and the restaurant. He had bought land and houses that he left to his wife. No one ever heard from him or did he ever show up again in Macallé. Michele and his mother lived fairly well until the day that Menghtsu confiscated all their possessions. THe house, where the Commercial Bank of Macallé now stands, was burned by soldiers of the dictator since Michele's mother did not want to leave without a battle. And with the house, all the paper documents burned that were reminders of the short time that Mario, the Neopolitan was in Ethiopia: nobody even knew his surname. Michele had always worked in a mill. He has always breathed the unhealthy grainy dust. His lungs are sick. He has a family to maintain and a sweet little 10 year old girl who fortunately goes to school. His wife died a few years ago. He doesn't receive a pension or any financial assistance. He lives is a poor hut without any electricity, water or a sanitary structure. I did what I could for them. I still recall his sad expression, almost like a beaten dog. Though him, I had the fortune to meet Kansay who was a friend of his father.
I found Kansay in his house, lying in his bed. He does not have the energy to get up and suffers from diabetes. The extremities of his feet are deteriorating. Kansay is very thain, almost ninity years old, but his face lit up when we started to speak Italian. He told me the story of his life with the Italian soldiers and civilians. His eyes were shiny and more than once he dried his eyes with an old used handkerchief. His Italian became better by talking and his memories became more vivid. He recevied 50 Lire as a prize from the principal of the Italian school in Macallé for his skills. He remembered the afternoons spent with Mario in the " Angolino" restaurant. When he could, he would go to the only Italian civil hospital of Macallé where Dr. Mussop would pat his head of curly hair. I asked him if knew anything about the poisoning of AShanghi Lake ( toward the South, not far from Macallé) by the fleeing Italian troops. He said he knew nothing about this "poisoning" (very in vogue by some groups that were no longer in Macallé). Memories, a lot of wonderful memories recounted passionately. Never a mean word, quite the contrary. When the difficult times came for the Italians, Kansay was in Quihà at the Italian military hospital when Mussolini's troops withdrew. The military told the Ethiopians to take whatever they could, since the English would be arriving soon and would have taken evething, down to the last nail. Kansay asked permission to take a bed for his mother. He went back home with a heavy white metallic bed donated by the fleeing Italian military. He told me that this bed is still around somewhere. Poor Kansay, a living memory, without hard feelings. Who knows if I'll ever see him again?

domenica 11 novembre 2007

Cimitero Aldo Lusardi: foto vecchie e recenti. Cimetière Aldo Lusardi: photos anciennes et récentes. Aldo Lusardi war cemetery, old and new photos.



La lapide del soldato Pitorru Pietro. La pierre tombale du soldat Pitorru Pietro.
The private Pitorru Pietro's gravestone.
La lapide del C.M. Enea Tamburini, del Gruppo Diamanti, morto il 28 gennaio 1936. (come indicato a pag. 238 della Guida dell' AOI).
La pierre tombale de C.M. Enea Tamburini, du groupe Diamanti, décédé le 28 janvier 1936 (comme indiqué à la page 238 du guide de l'AOI).
The gravestone of C.M. Enea Tamburini, of the Diamanti's group, dead on january 28th 1936 (cf. page 238 of the AOI guide).

In primo piano si intravedono i muretti in cemento che delimitano 3 tombe.
En premier plan, on entraperçoit les petit murs en ciment qui délimitent 3 tombes.
In the foreground, the cement walls that delimit the 3 tombs can be seen.
Sulla collinetta in fondo hanno costruito delle case e sono cresciuti alberi e fichi d'india. Non c'è più il muro a secco tra la collinetta e le rocce sulla destra. Inoltre si intravede la nuova pista che unisce Hawsien con Wukro passando sotto le Montagne Gheralta.
Sur le petite colline au fond, des maisons ont été construites et des arbres et des figuiers de Barbarie ont poussé. Le mur entre la colline et les rochers sur la droite n'existe plus. En outre, on aperçoit la nouvelle piste qui unit Hawsien à Wukro en passant sous les montagnes Gheralta.

Il cimitero come si presenta oggi ai nostri occhi: completamento abbandonato.
Le cimetière tel qu'il se présente aujourd'hui: totalement abandonné.
The cemetery today: completely abandoned.


Ho trovato su internet questa foto del Cimitero militare italiano Aldo Lusardi di Hawsien, sicuramente scattata nel novembre del 1935 durante l'allestimento del cimitero stesso con le salme dei caduti provenienti dai vicini campi di battaglia. Conosco bene la zona. Vicino c'è il Gheralta Lodge di Silvio Rizzotti. Ho scattato alcune foto per far vedere agli interessati come si presenta oggi il luogo.


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J'ai trouvé cette photo du cimetière militaire italien Aldo Lusardi de Hawsien sur internet. Cette photo a sûrement été prise en novembre 1935 pendant la construction du cimetière même avec les corps des morts en provenance des champs de bataille voisins. Je connais bien la zone. A côté, se trouve le Gheralta Lodge de Silvio Rizzotti. J'ai pris quelques photos pour montrer aux intéressés comment le lieu se présente aujourd'hui.


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I found these photographs of the Aldo Lusardi Italian cemetery of Hawsien, surely taken in November 1935 during the building of the cemetery with the bodies from nearby battle camps. I know the area well. Nearby there is Silvio Rizzotti's Gheralta Lodge. I took some photographs to show what the area looks like today.

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N.B. Tutte le salme sono state spostate, qualche anno fa, nel più grande Cimitero Militare Italiano di Macallé.

domenica 4 novembre 2007

Work Amba: la bandiera. Work Amba: le drapeau. Work Amba: the flag

Paletti Angelo Vittorio, di Antonio. Caporale Maggiore di Artiglieria, nato il 1911 a Mairano (BS), deceduto in combattimento il 28 febbraio 1936 a Debra Amba . Medaglia di bronzo. Capopezzo di una sezione da 65/17 mentre si portava avanti in zona battuta e scoperta per la scelta della postazione cadeva colpito a morte. 

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La lapide dell'Alpino Cancian  Agostino da Susegana (TV), caduto a Uork Amba il 27.02.1936 all'ospedale 215 a Passo Uarieu, per ferite in combattimento.
Il Monte Work Amba (Uorc Amba) come è oggi.
Il Monte Work Amba (Uorc Amba) nel 1936. 
(Foto proveniente dall'archivio del Soldato Tribboli Bruno).


Bassorilievo in terracotta, donato dal P. Del Grande che raffigura Padre Reginaldo Giuliani che conforta un morente. Morì durante lo scontro di Mai Beles.
...padre Giuliani fu visto ad un tratto afferrare la salma del capomanipolo medico Chiavellati per sottrarlo al furore di alcuni abissini che tentavano di spogliarlo e mutilare il corpo dell'ufficiale. Giuliani, già ferito, si trascinava a fatica. Con la mano sinistra si appoggiava a terra, mentre con la destra teneva alto il crocifisso. Un gruppo di Amhara gli si avventò addosso, e un colpo di guradé gli asportò quasi di netto la clavicola, uccidendolo...(dal libro: "Passo Uarieu" di Pierluigi Romeo di Colloredo).


Bas-relief en terre cuite, offert par P. Del Grande qui représente Père Reginaldo Giuliani entrain de réconforter un mourant.


Bas-relief terracotta, donated by P. Del Grande which depicts Father Reginaldo Giuliani who comforted a dying person. He died during the battle of Mai Beles.


......Padre Giuliani was suddenly seen grabbing the body of the head doctor Chiavellati to take him away from the Abyssinians who were trying to undress him and mutilate the body. Giuliani, who was already wounded, dragged himself. With his left hand, he leaned on the ground, while holding the crucifix high with his right hand. A group of Amhara attacked him and hit him with a gurade’ which tore apart his shoulder, killing him…(from the book: Passo Uarieu by Pierluigi Romeo di Colloredo).



Barbarino Pasquale, di Pietro. Camicia Nera della M.V.S.N., nato il 1898 Arienzo San Felice (CE), deceduto  il 21.01.1936 a Passo Uarieu, in combattimento.

Costa Annibale, fu Pietro, sottotenente degli Alpini, nato il 1911 a  S. Stefano Belbo, Cuneo, caduto il 27.02.1936 a Uorc Amb, in combattimento. Medaglia d'argento. "In zona impervia guidava risolutamente per un canalone il suo plotone alla conquista di una importante posizione nemica. Mentre raggiungeva il ciglio fortemente presidiato dall'avversario ed arditamente si slanciava sui nemici, rimaneva colpito a morte il 27 febbraio 1936".

Vecchia foto della tomba del sottotente Costa Annibale.

Dr. Maglioni Armando, veterinario centurione, Passo Uarieu il 21.01. 1936. Ucciso durante lo scontro sul Mai Beles. Malgrado le sue funzioni non lo prevedessero, aveva chiesto di partecipare al combattimento anziché "imboscarsi", e si batté a colpi di moschetto come un semplice legionario. Venne ferito al ventre da un colpo di lancia, continuò a battersi finché fu finito da un secondo colpo mortale.
(dal libro: "Passo Uarieu" di Pierluigi Romeo da Colloredo, 2008, Associazione Culturale ITALIA).


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Dr. Maglioni Armando, veterinarian centurion, Passo Uarieu 21.01.1936. Killed during the battle on Mai Beles. Although his duties did not foresee battle, he fought with his musket like a simple legionnaire. He was wounded by a spear, but continued to fight until a second deadly slash  killed him.  (from the book: "Passo Uarieu" of Pierluigi Romeo da Collaredo, 2008, Cultural Association ITALIA).

Quinto Giuseppe, di Leonardo. Vice Capo Squadra della M.V.S.N., nato il 1910 a Pisticci Matera, deceduto  il 21.01.1936 a  Mai Beles,in combattimento.

L'angolo delle CC.NN, salme ignote. L'angle de CC.NN, dépouilles inconnues.
The angle of CC.NN. remains unknown.



L'ingresso del cimitero di Work Amba, vicino Abbi Addi.
L'entrée du cimetière de W0rk Amba, à côté de Abbi Addi.
The entrance to the Work Amba war cemetery, near Abbi Addi.



Vecchia foto dell'ingresso come era all'epoca del Cimitero.


Non avevo dubbi. Le donne ed i bambini ( gli uomini sono introvabili di domenica pomeriggio, vanno nei locali a bere la tellah o tej, una bevanda locale leggermente alcolica), hanno fatto un ottimo lavoro. Tutte le erbacce sono state tagliate. Finalmente le lapidi sono leggibili. Il cimitero ha ritrovato un aspetto decente. La grande euforbia all'angolo nord era tutta in fiore. Ho iniziato a tagliare, con la sega, i piccoli alberelli dentro il cimitero stesso che crescono rovinando il cemento che ricopre le tombe. Riverniciato il cancello. Alcune lapidi spezzate sono state ricomposte e fissate al muro di cinta. Ed infine l'albero per la bandiera è stato fissato nel terreno ed una bandiera italiana nuova, ricevuta dall'Ambasciata Italiana di Addis Abeba, sventola al vento caldo di un pomeriggio afoso nel Tigray.

Il cimitero, dedicato a Padre Giuliani, raccoglie le salme di Soldati, Camicie Nere, Carabinieri, e di Padre Reginaldo Giuliani (credo che i resti di P. Giuliani siano in una chiesa di Torino), caduti durante la 1° e 2° battaglia del Tembien nella vallate del fiume Mai Beles, a Passo Uarieu o ai roccioni di Scimarbò, Debra Amba, Abbi Addi e a Work Amba (in italiano detto Uorc Amba). Qui si sono scontrati a più riprese, le truppe al comando dei Ras Kassa e Seium, con quelle al comando del Gen. Somma.
In una di queste furiose battaglie, trovò la morte il Padre Reginaldo Giuliani il 21 gennaio 1936. Così il medico Alberto Lixia descrive il ritrovamento della salma di padre Giuliani: ho ritrovato la sua salma sul campo di battaglia il mattino del 24 gennaio, ha ancora indosso la camicia nera bagnata dal suo sangue generoso. La clavicola sinistra è nettamente spezzata. La sciabolata gli è stata vibrata proprio sulla spalla sinistra dove sulla tasca della sahariana è visibilissima la croce rossa, segno distintivo dei cappellani (cit. Del Boca, 1992, p. 525).


Je n'avais aucun doute. Les femmes et les enfants (les hommes sont introuvables le dimanche après-midi, ils vont dans des buvettes et boivent de la tella, une boisson locale légèrement alcoolisée), ont fait un excellent travail. Toutes les mauvaises herbes ont été arrachées. Les pierres tombales sont finalement lisibles. Le cimetière a retrouvé un aspect décent. Le grand arbre à l'angle Nord était en fleur. J'ai commencé à couper, avec la scie, les petits arbustes qui poussent en détruisant le ciment qui recouvre les tombes. J'ai soigneusement repeint la porte en fer. Certaines pierres tombales, brisées ont été recomposées et fixées au mur d'enceinte. Enfin, le mat pour le drapeau a été fixé dans le terrain et un drapeau italien, reçu par l' Ambassade Italienne de Addis Abeba, vole au vent chaud d'un après-midi d'été au Tigray.

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I had no doubt. The women and children (the men cannot be found during Sunday afternoons since they go to drink tella or tej, a local slightly alcoholic drink) did a great job. All the weeds were cut. Finally the tombstones are legible. The cemetery looked decent once again. The big euphorbia in the northern corner was in bloom. I started to cut, with a saw, the small branches inside the cemetery that grew ruining the cement that covered the tombs. I also painted the gate. Some broken tombstones were repaired and fixed to the wall. And finally the flag post was planted into the ground and a new Italian flag, received from the Italian Embassy in Addis Abeba, blew in the warm wind during one hot afternoon on the Tigray. The cemetery, dedicated to Father Giuliani, houses the remains of Soldiers, Black Shirts, Carabinieri and those of Father Reginaldo Giuliani (I believe the remains of P. Giuliani are in a church in Turin, Italy, fallen during the 1st and 2nd battle of Tembien in the valleys of the Mai Beles river, in Passo Uarieu or on the rocks of Scimarbo’, Debra Amba, Abbi Addi and Work Amba. This was where on several occasions the troops commanded by the Ras Kassa and Seium fought against those commanded by Gen. Somma. During one of these furious battles, Father Reginaldo Giuliani died on January 21, 1936.
This is how Dr. Alberto Lixia describes finding Father Giuliani’s body: I found his body on the battlefield on the morning of January 24, he still wears his black shirt soaked with his generous blood. The left shoulder is decidedly broken. The sword vibrated on his left shoulder where on the pocket of his safari jacket peeks the red cross, the distinctive sign of the chaplains.


domenica 21 ottobre 2007

Visita al cimitero militare italiano di Work Amba, Visite au Cimetière Militaire Italien de Work Amba, Visit to the Italian War Cemetery at Werk Amba


Cartina con i movimenti delle opposte truppe che si scontrarono nella battaglia del Tembien.
Chart with the movements of the opposition troops who fought in the Battle of Tembien.

La lapide di Bianchi Angelo da Carona, Bergamo. Ho rintracciato i parenti ai quali sono state inviate le foto.
The tombstone of Bianchi Angelo from Carona, Bergamo. I traced the relatives and sent the photographs to them.


La tomba di Padre Giuliani a cui è dedicato il cimitero.
The tombstone of Father Giuliani to whom the cemetery is dedicated.
Il monumento a ricordo della 1° e 2° battaglia del Tembien.
The monument in remembrance of the 1st and 2st Battle of Tembien.

Erbacce ed arbusti ovunque. Weeds and branches everywhere.
 Ecco come si presentava il cimitero all'epoca. This is how the cemetery looked.
Il paese di Abbi Addi. Le village de Abbi Addi. The Abbi Addi village.

Seguendo la guida del Turing Club del 1938, che allora si chiamava "Consociazione Turistica Italiana", non e' stato tanto difficile ritrovare il cimitero di Uorc Amba in italiano. Ma a vederlo e' stata veramente una tristezza: è nel più' completo abbandono. Quasi irriconoscibile per l'erba che ormai ha preso il sopravvento su tutto. Abbiamo ritrovato, con l'aiuto di Takian Mebratu una anziana donna che fà la midwife, tutti i luoghi della prima e seconda battaglia del Tembien.
Tante lapidi si sono staccate dal muro di cinta. Altre sono ridotte a pezzi e difficile e' la loro ricomposizione. Oltre all'erba che solleva cemento e lastre, sono cresciuti anche degli alberelli che stanno rovinando le opere murarie che proteggono i poveri resti. Non potevo andarmene senza fare qualcosa. Ho reclutato donne e bambini i quali, ben pagati, mi hanno promesso che faranno un lavoro di pulizia totale. Staremo a vedere.
C'è una lapide di Scaglia Giovanni da Bottanuco, Bergamo. Se per caso c'è qualche suo parente, si faccia vivo, sono ben lieto di dargli maggiori dettagli. Così pure per Bianchi Angelo da Carona in provincia di Bergamo. Tante sono le lapidi con nomi e cognomi ed con la data ed il luogo del decesso.
Semplici soldati, Carabinieri, Alpini, CC.NN. , Aviatori, Artiglieri giacciono sepolti insieme.

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Follow the 1938 Touring Club guidebook which was then called “Consociazione Turistica Italiana”, it wasn’t difficult to find the Uorc Amba cemetery in Italian. But seeing it was very sad: it is completely abandoned. Practically unrecognizable due to the weeds that have taken over. With the help of Takian Mebratu, an elderly lady who works as a midwife, we found all the sites of the first and second battle of Tembien. Many tombstones were detached from the walls. Others are completely broken and would be difficult to put back together. Besides the weeds that raise the cement and stones, many small trees that have grown have ruined the sustaining walls that protect the remains. I could not leave without doing something. I hired women and children who, after paying them very well, promised to totally clean up. We’ll see. There is Scaglia Giovanni from Bottanuco, Bergamo’s tombstone. If, by chance, there is a relative, please let me know and I’ll be happy to give them further details. Also for Bianchi Angelo from Carona (Bergamo). There are a lot of other tombstones with names and surnames and dates and places of death. Simple soldiers, Carabinieri, Alpini, Air Force, Artillery are all buried together.
 
 
 
Grâce au guide du Turing Club de 1938, alors appelé « Consociazione Turistica Italiana », trouver le cimetière d'Uorc Amba en italien n'a pas été trop difficile. Mais le découvrir fut une véritable déception : il est complètement abandonné. Presque méconnaissable, envahi par les herbes hautes. Avec l'aide de Takian Mebratu, une sage-femme âgée, nous avons redécouvert les lieux des première et deuxième batailles de Tembien.

De nombreuses pierres tombales se sont détachées du mur d'enceinte. D'autres sont en morceaux et difficiles à remettre en place. Outre les herbes qui soulèvent le ciment et les dalles, de jeunes pousses ont également poussé, endommageant la maçonnerie qui protège les dépouilles. Je ne pouvais pas partir sans rien faire. J'ai recruté des femmes et des enfants qui, bien rémunérés, m'ont promis un nettoyage complet. On verra bien.

Il y a une pierre tombale pour Scaglia Giovanni de Bottanuco, Bergame. Si des membres de sa famille sont encore parmi nous, merci de me contacter. Je serais ravi de vous fournir plus de détails. Il en va de même pour Bianchi Angelo de Carona, dans la province de Bergame. On y trouve de nombreuses pierres tombales avec des noms, des prénoms, ainsi que la date et le lieu du décès.

Des soldats, des carabiniers, des alpinistes, des aviateurs et des artilleurs reposent ensemble.
 

venerdì 19 ottobre 2007

Cena al Gheralta Lodge, Diner au Gheralta Lodge, Dinner at the Gheralta Lodge.


La moschea di Nagashi, forse la più antica di tutta l'Etiopia.
Nagashi Mosque, perhaps the oldest in all Ethiopia.


Una serata fantastica al Gheralta Lodge con Silvio ed Enrica. Come sempre sono stato accolto a braccia aperte. Ho fatto loro una sorpresa; sono partito da Macallè senza avvisarli. Iniziato il tragitto all'imbrunire non ho potuto ammirare il paesaggio che tanto e' cambiato dall'ultima mia visita in Tigray. Ormai il grano e' maturo ed il teff sta lentamente lasciando il suo colore verde.
Arrivato a Sinkata ( vecchio nome dato al villaggio al passaggio delle truppe italiane nel 1935, oggi di chiama Farawyni) ho potuto ammirare in controluce la moschea e il suo minareto. La luce all'orizzonte era da paradiso dello stesso colore della Cappella degli Scrovegni a Padova. La tentazione di scattare qualche foto e' stata forte. Carpe diem. Passati quei momenti di piacere ho ripreso la pista per Hawsien ridotta un po' maluccio a causa delle passate piogge. Faceva fresco. Chiusi i finestrini ho indossato la mia fedele sahariana compagna di tante campagne africane. Silvio stava nel grande patio intrattenendo i suoi ospiti. Indossava uno "sciamma" coloratissimo a mo' di sciarpa. Tra gli ospiti un tecnico israeliano, incaricato di sensibilizzare gli agricoltori locali a produrre di piu' e meglio...(ma e' sempre la povera gente che deve lavorare di piu', ma perche' non sensibilizzano anche gli impiegati negli uffici?). Ed ancora una ragazza irlandese amante dell'Italia: conosce Roma, Venezia, Firenze ed il gelato. Dopo una cenetta a base di portate italiane ed etiopiche, come succede spesso all'estero, il discorso e' finito sulla politica italiana...ma qui e' meglio passare ad altro... A qualche centinaio di metri dal Lodge, c'è un vecchio cimitero militare di guerra italiano, dedicato al sottotenente Aldo Lusardi, caduto il 5 novembre del 1935 a M. Gundi. Ho dato a Silvio le foto scaricate da internet scattate al momento della composizione del cimitero. Si vedono le croci temporanee in legno ed i nomi dei caduti scritti su pezzi di tavole (suppongo). Inoltre sulle foto si vedono alcuni commilitoni con le pale in mano che forse hanno compiuto l'ultimo gesto pietoso.

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A fantastic evening at the Gheralta Lodge with Silvio and Enrica. As always, I was welcomed with open arms. I surprised them: I left from Macalle’ without letting them know. I started the trip at sundown and could not help but admire the scenery that has changed since my last visit in Tigray. The wheat is ripe and the teff is losing its green color. I arrived in Sinkata (the old name given to the village by the passing Italian troops in 1935 and today called Farawyni) and I admired the mosque and the minaret against the light. The light on the horizon was heavenly and the same color of the Scrovegni Chapel in Padova. The urge to take some photos was strong. Carpe diem. After those few moments of pleasure, I started again on the road for Hawsien that was a bit damaged due to the recent rains. It was cool. I closed the windows and I put on my safari jacket, my trustworthy African companion. Silvio was on the big patio entertaining his guests. One of the guests was an Israeli technician in charge of convincing the local farmers to produce more and better … (it’s always the poor who have to work more, why don’t we convince the employees in the offices?). And an Irish girl who loves Italy: she knows Rome, Venice, Florence and gelato. After a dinner based on Italian and Ethiopian food, as it usually happens abroad, the conversation leaned toward Italian politics… but we should pass on to other things… A few hundred meters from the Lodge there is an old Italian military cemetery dedicated to Lt. Aldo Lusardi, fallen on November 5, 1935 a M. Gundi. I gave Silvio the photos downloaded from Internet taken when the cemetery was started. You can see temporary wooden crosses and the names of the fallen written on pieces of tables (I suppose). Also on the photos you can see some soldiers with shovels that had perhaps just finished the last sad gesture.

sabato 21 luglio 2007

Cimitero Militare Italiano di Adigrat, Cimetière militaire Italien de Adigrat, Adigrat Italian War Cemetery,



In questo cimitero ci sono sepolti circa 765 soldati e civili italiani morti durante l'occupazione dell'Etiopia tra il 1935 e il 1938.
C' è voluto più tempo per ritrovare il cimitero dentro Adigrat che per venire da Hawsien-Sinkata.
Dall'unica rotatoria che esiste nel centro della città, prendere a destra venendo da Sinkata/Macalle'. Qui si vede, tra i rami di un albero, un cartello che indica "Italian War Cemetery". Finisce la strada asfaltata e si arriva ad una biforcazione di strade in terra battuta, andare a sinistra direzione APF (Adigrat Pharmaceutical Factory). Prendere, a destra, la prima pista larga in terra battuta ed in fondo si incontrano tre colonne in pietra che indicano che siamo entrati in un complesso militare etiope. A fianco c'è una antenna a traliccio. A destra a circa 300 metri di vede il nostro vecchio forte di Adigrat, ora tutta zona militare. Impossibile scattare foto. Si attraversa la caserma tra due alti muri in blocchetti di cemento e finalmente si arriva davanti al cancello della APF che vediamo sulla destra. Fatti un centinaio di metri, sempre sulla destra, si trova una stretta e pessima pista tra due file di fichi d'india, con punte di roccia taglienti, ottime per squarciare i copertoni.
Sulla sinistra c'é un piccolo cartello con scritto: Gola Junior School. Da qui, o si ha un bravo autista e un ottimo fuoristrada oppure si va a piedi per circa un chilometro.
Il cimitero è tenuto bene. Solo la bandiera è ridotta ad uno straccio. Spero di poterla cambiare presto.

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Adigrat Italian war cemetery commemorates some 765 Italian soldiers and civilians died between 1935 and 1938.

sabato 21 aprile 2007

Axum - La stele, L'obélisque d'Axum, Aksum obelisk.


Obelisco di Axum storia per immagini

L'obelisco è trasferito in tre tronconi nel marzo del 2005. Una svolta dopo 68 anni di dubbi e polemiche a tratti accese. La stele di Axum torna a casa via aerea. Non sono riuscito a trovare il costo dell'intera operazione. Sicuramente deve essere costata un patrimonio; cifra da capogiro per i poveri etiopici che hanno ben altri problemi come quello della sopravvivenza giornaliera. La paga di un guardiano di una abitazione di Macallé, si aggira sui 300 birr mensili circa 30,00 euro restando a disposizione 24 ore al giorno. Possono arrivare a 400/500 se ha la fortuna di lavorare con degli europei.




Il trasporto della prima parte dell'obelisco di Axum.


ROMA - L'obelisco di Axum torna in Etiopia, dopo 68 anni, tanti dubbi e molte polemiche. Il primo troncone giungerà all'aeroporto, appositamente riattato, dell'antica capitale axunita domani prima dell'alba, col fresco: una scelta tecnica per avere condizioni ideali per un atterraggio comunque delicato. Poi, in circa una settimana, altri due trasporti, sempre a bordo di giganteschi Antonov A124/100 provenienti da Pratica di Mare, vicino Roma.

Tutto dovrebbe concludersi, ma imprevisti sono sempre possibili, il 25 aprile. Dopo di che almeno due mesi, più probabilmente tre, di lavori da parte di esperti italiani - l'operazione è condotta in partnership con l'Unesco - per il posizionamento della mastodontica stele tra le altre centinaia che si trovano - per la verità, quasi tutte a pezzi in terra, come era quella che viene riportata - in una splendida area di Axum, al centro di una gigantesca, naturale panoplia di buganvillee e jacarande.

L'obelisco, costruito circa 1700 anni fa, è alto 24 metri, in pietra basaltica scura, simile al granito. Il peso è di 160 tonnellate, ma quello totale per il trasporto sarà di 180, a causa delle 20 tonnellate in più dovute ai solidi ancoraggi che lo fisseranno in volo. Ogni volo trasporterà, dunque, 60 tonnellate: e solo per quanto riguarda la stele.

Era stato molto più facile, ma sempre relativamente, nel '37, quando le truppe d'occupazione italiane trasportarono i tre pezzi dell'obelisco così come trovati al suolo.
Probabilmente non era stato mai eretto, spezzandosi in fase di sollevamento, anche se si ha notizia del gigantesco lavoro, con l'impiego di 500 elefanti e migliaia di persone, che fu necessario per trasportarlo sul sito.




Il trasporto fu fatto dapprima lungo una strada che proprio quelle truppe avevano costruito (rimasta oggi la stessa, ovviamente molto più scassata perché di fatto non è mai stata sottoposta a manutenzione) fino al mare, e di lì poi, su battelli, fino a Roma. Ma ora la via del mare non è più utilizzabile: l'Etiopia non ha sbocchi, sono nella vicinissima - da Axum - Eritrea, ex Paese fratello, ora arcinemico.
Axum, 2000 metri sul livello del mare, poco più di 800 chilometri a nord di Addis Abeba, oltre che la capitale del mitico regno di Sheba (1000 anni prima di Cristo), è ancora la capitale religiosa dell'Etiopia: vi si incoronavano, tra l'altro i Negus. Lo fu anche l'ultimo, Hailè Salassiè, e si vuole che vi sia conservata, in una cappella ben visibile, ma inaccessibile, l'Arca dell'Alleanza che - stando al mito - Menelik, figlio della regina Sheba, avrebbe rubato a suo padre, re Salomone, a Gerusalemme.
Axum vive di un turismo modesto: il rientro dell' obelisco, nelle attese, dovrebbe rilanciarlo, mentre Italia ed Unesco cureranno il riassetto urbanistico di questa vecchia capitale che appare poverissima ed assai polverosa.
Ma il rientro della stele è, soprattutto, una grande vittoria politica per l'attuale leadership etiopica, che ne aveva fatto un punto nodale riguardo alle relazioni con l'Italia. Se ne parlava dal '47 e si erano presi impegni in tal senso. Ora si concretizza. Anche se da parte italiana si sottolinea che non si tratta di restituzione ma di un dono che vuole contribuire all'identità nazionale etiope.
Ed il premier ed uomo forte Meles Zenawi intende festeggiare l'evento adeguatamente. Celebrazioni, in realtà, erano previste per il 13 aprile, quando il primo troncone era atteso ad Axum. Ma motivi tecnici hanno consigliato un rinvio, e poiché attualmente Zenawi è in missione all'estero, i festeggiamenti avverranno in occasione dell'arrivo dell'ultimo troncone. Il periodo, tra l'altro, è ideale per il governo etiopico: a metà maggio, infatti, nel Paese ci saranno le elezioni generali.
Sullo sfondo, però, i dubbi di alcuni esperti. Certo, era folle che la stele svettasse dimenticata, inosservata, mangiata dall'inquinamento e incrinata dai fulmini, a Porta Capena, a Roma, dinanzi all'attuale palazzo della Fao, in pratica a far da spartitraffico. Ma forse rispetto alla remotissima Axum, ed anche a maggior gloria del glorioso regno axunita, si poteva trovare una soluzione più intelligente e di maggiore fruibilità per quanti avessero voluto finalmente osservarne la magnifica, quanto essenziale, eleganza.

( dal giornale: La Repubblica del 18 aprile 2005)


 Uno dei tronconi sotto la tettoia in lamiera. A stump under a sheet metal roof.
 

 Un  pezzo della stele ancora nella polvere.  A stump of the stele still on the dust.

Vecchia casa di stile italiano. Old style Italian house.



Sicomoro nella Piazza di Axum. Sycomore in the Aksum Square.

Restituita all'Etiopia la stele è ancora nella polvere. Giace in terra, sotto dei capannoni di lamiera. Per decenni oggetto di contesa tra l'Italia e l'Etiopia.
E' la terza volta che mi reco ad Axum dall'arrivo della famosa stele dall'Italia. Ci vado per vedere come procedono i lavori per l'innalzamento della stele che più di due anni fà fu riportata, con enormi spese, per via aerea, al suo luogo d' origine.
Ma i tre spezzoni sono ancora lì nella polvere. Pare, come si legge sui giornali, che l'Italia abbia dato ancora soldi per il suo innalzamento. Sembrerebbe che entro 15 mesi l'opera sarà compiuta...vedremo.
Resta il valore simbolico del gesto di uno Stato che dà indietro un pezzo di storia ad un Paese precedentemente derubato. Gli inglesi non hanno fatto lo stesso con la Grecia per i pezzi di Partenone che si sono portati via o con l'Egitto per la Stele di Rosetta attualmente esposta al British Museum dal 1802, presa ai Francesi che l'avevano scoperta.
Nel luglio del 2003 gli Egiziani hanno chiesto la restituzione della stele. Attualmente al Museo Egizio del Cairo è presente una copia.

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Returned to Ethiopia, the stele is still in the dust, on the ground under a metal shed. It was a much contested object between Italy and Ethiopia for many years. I went to Axum for the third time after the stele was returned and I check on the progress of raising it after it was transported from Italy two years ago. But the three parts are still covered in dust. It seems that Italy contributed further funds to raise it. Perhaps in another fifteen months or so... time will tell.
The symbolic gesture remains. A piece of history that was stolen from an occupied country; the English did not do the same with the Greeks and the objects from the Parthenon that were removed or with the Rosetta stele from Egypt.
In July 2003, Egypt demanded the return of the Rosetta Stone. Dr. Zahi Hawass, secretary general of the Supreme Council of Antiquities in Cairo, told the press: "If the British want to be remembered, if they want to restore their reputation, they should volunteer to return the Rosetta Stone because it is the icon of our Egyptian identity." In 2005, Hawass was negotiating for a three-month loan, with the eventual goal of a permanent return. In November 2005, the British Museum sent him a replica of the stone.