venerdì 9 marzo 2007

Ananas





Non immaginavo mai che l'ananas fosse una pianta un pò simile la carciofo, credevo che era un frutto di un albero. Rimasi meravigliato quando vidi per la prima volta enormi distese coltivate ad ananas in Costa D'Avorio. In Africa viene coltivata nelle regioni tropicali come il Kenia, il Ghana, Benin, Nigeria, Cameroun. L'ananas è il re della frutta tropicale. E' stato chiamato dagli inglesi "pineapple" per la sua somiglianza ad una pigna. In altre lingue, tra cui l'Italia, ha preso il nome di ananas che deriva dal paraguaiano "nana" che significa frutto eccellente.

giovedì 8 marzo 2007

Macallè, Mèkele


La Chiesa di Romanat, posizionata sopra le cascate, domina tutta la valle.

Le cascate di Romanat a pochi km da Macallè. Zona selvaggia da film western.
 Le donne portano pesi gravosi tutto sulla schiena, quasi niente in testa, come in altre parti dell'Africa. Questo recipiente in terraccotta è pesantissimo da vuoto...figuriamoci quando è pieno.(un piccolo ricordo di un battibecco, avuto con un collega, per una cassetta vuota di coca cola... del peso di soli 7 kg che la nostra cameriera di 27 anni non poteva sollevare; alla fine, per il quieto vivere, sono stato io a portarla sul cassoncino della Toyota, e per giunta sono stato pure giudicato male... leggi seghe mentali). Ma quando gli lavava i suoi panni sporchi e la cameriera trasportava 2 secchi pieni d'acqua di circa 10 kg cadauno, allora il peso era leggero...

 Pneumatici di camion e di auto riciclati in sandali, manici, redini per cavalli ecc.

Veduta dalla terrazza dell'Axum Hotel.
 
Panorama della città dal forte Galliano.


Mek'lè in lingua locale è la capitale della Regione del Tigray in Etiopia. Si trova a circa 800 km a nord di Addis Abeba. Dopo la sua fondazione da parte di Yohannes IV nel IX secolo, è cresciuta fino a diventare uno dei centri più importanti di tutto il nord dell'Etiopia. Possiede una importante fabbrica di cemento, una fabbrica per il montaggio di cassoni su telaio Iveco, un nuovo e moderno aeroporto. Nuovi quartieri stanno crescendo come funghi. Ed anche i negozi per "farengi" pure. Stanno ammodernando le strade e nè costruiscono di nuove. La parte vecchia, ha una impronta della presenza italiana.
Cenni storici:
Nel gennaio del 1896, dopo la sconfitta di Toselli all'Amba Alagi, fu ordinato il ripiegamento di tutte le truppe italiane verso Adigrat dal generale Arimondi. Tuttavia fu lasciata una guarnigione nel fortino di Macallè con a capo il capitano Giuseppe Galliano con circa 200 Italiani e 1000 Ascari accerchiati da 60.000 Abissini. Il primo attacco fu respinto. Dopo che gli Abissini presero possesso dei punti d'acqua a Galliano non gli rimase che sgombrare il fortino.

mercoledì 7 marzo 2007

Injera, il piatto nazionale etiope. Injera le plat national éthiopien. Injera, the ethiopian national dish.



Coperchi per la cottura dell'injera, sono leggerissimi e fatti con un impasto di argilla e paglia e per collante sterco di animale.
Cottura dell'injera all'aria aperta con fuoco di carbone, alla maniera tradizionale.

L' injera è cotta e viene tolta dalla piastra.
 Si stende la pastella sulla piastra infuocata, partendo dall'esterno.


 L'injera è il pane etiope. Assomiglia ad una grossa crêpe grigia e un po spugnosa. Ha un forte gusto acidulo che si spegne sotto le vampate piccanti delle salsine al berberè. Viene servita su di un ampio piatto dove al centro ci sono adagiate le salsine piccanti e le carni: il wot, il doro wot (pollo), il kai wot (spezzatino di carne), verdure e formaggio aib. In ogni caso la cucina etiope è molto piccante e saporita. L'injera si mangia con le mani; si strappa un pezzo e si prende il cibo depositato al centro, si chiude con le dita e si porta in bocca. Si può servire anche a piccoli rotoli che si intingono nelle salsine. Con il teff si prepara l'injera. E' un cereale simile al miglio, con chicchi piccolissimi, che cresce su gli altopiani etiopi. Ricco in ferro, calcio, potassio, proteine. Nell'impasto non si aggiunge il lievito poichè nella sua buccia già c'è del lievito naturale. Si lascia l'impasto riposare per circa 2/3 giorni. La fase successiva è la sua cottura su di una piastra circolare ben ardente. Si copre con un coperchio a cupola ( vedi foto) e dopo qualche minuto l'injera è pronta per essere servita. Il berberé è un misto di peperoncino rosso seccato e ridotto in polvere, aglio, chiodi di garofano, coriandolo, ginger fresco; la polvere di questa "bomba piccantissima" è di un bel colore rosso ed è onnipresente.

Alcuni piatti che si servono con l'injera:

Piatti di carne:

DORO WOT (pollo, uova, kibe, cipolle, berberé)
SEGA WOT (spezzatino di manzo, kibe, cipolle, berberé) Foto sopra.

BEG WOT (stufato di pecora, kibe, cipolle, berberé)
BEL ALICHA' (come sopra in piu' verdure miste cotte aromatizzate)

TEBS ( carne cotta con cipolle)
KITFO ( pezzetti di manzo crudo condito con berberè e kibe)


Piatti con verdure:

ALICHA'
(verdure miste cotte)

MESSER WOT (stufato di lenticchie)
GOMMEN WOT (stufato di bietole)
ATER WOT (stufato di piselli secchi)
SCIRO WOT (crema di piselli)

Formaggi:
AIB (formaggio preparato con latte di mucca)

Dolci:
DABO KOLO (pezzetti di pane dolce fritto).
Bevande:
VINI (Guder, Axum, Dukan, Awash).
BIRRE (produzioni locali Bedele, Harar, Dashen, S. George, Castel, Meta).
TELLA ( orzo, foglie di gesho).
TEJ ( idromiele.......).
ARAKE' (grappe aromatizzate).



Peperoncino secco che diventerà il piccantissimo"berberé".

martedì 6 marzo 2007

Etiopia, Cartina, Il Calendario, Le Ore.

La Stazione dei treni che collegava Addis Abeba con Djibouti. Non funziona più.
L' Etiopia è poco conosciuta alla gran parte dei turisti e raramente presa in considerazione come una possibile meta di viaggio. Non è cambiata nel corso dei secoli. Nessun altro popolo è riuscito a sottometterla ed ha mantenuto intatta la sua identità in tutti i suoi aspetti: la lingua, l'alfabeto, il culto, la spiritualità, le tradizioni, il calendario e il conteggio delle ore per scandire il giorno. Ci son circa 80 etnie, e quasi 300 tra lingue e dialetti. E' un vero mosaico etnico e linguistico. Ufficialmente la lingua principale è l'amharico, parlato dalla maggioranza della popolazione. Naturalmente ogni etnia utilizza la propria lingua come il somalo, tigrigno, afar, oromo. Invece l'idioma per le funzioni religiose rimane il ghez'ez. Gli Etiopi scandiscono il giorno in una specie di ora solare. Si inizia alle ore 6.00 del mattino e termina alle 18.00; quando ci danno un appuntamento alle 2.00 si pensa alle ore 14.00 nostre, invece sono le ore 8.00. Idem per il calendario che è differente dal nostro. In Etiopia è ancora in funzione quello Giuliano che è suddiviso in 12 mesi di 30 giorni cadauno; inoltre c'è un 13° mese finale di 5 o 6 giorni. Conclusione il calendario Giuliano è indietro di ben 7 anni e 8 mesi circa rispetto al nostro Gregoriano. Il giorno 11 Settembre si festeggerà il passaggio all'anno 2000.

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L' Ethiopie est fière de se 13 mois de soleil. Etrange? Pas du tout car le Pays utilise le calandrier Julien de 12 mois de 30 jours chacun et un mois de 5 o 6 jours selon que l'année e question est bissextile o non. L'année commence le 11 o bien le 12 septembre. L' Ethiopie est en retard de 8 ans sur le notre calandrier gregorien. Le 11 Septembre 2007 on fetera l'année 2000.

lunedì 5 marzo 2007

Etiopia, un Paese incantevole. Ethiopie, un Pays enchanteur. Ethiopia, enchanting Country.


Ragazza Afar. Fille Afar. Afar girl.



Babbuino Gelada. Babouin Gelada. Gelada baboon.

 Sto ripartendo per quel meraviglioso Paese africano del Corno d'Africa , di notte come al solito, con il volo della Ethiopian Airlines che decolla da Roma verso mezzanotte; destinazione finale Macallé. Dopo un paio d'ore dal decollo ti servono una bella cena abbondante. Non si riesce a chiudere occhio e si arriva ad Addis Abeba mezzi intontiti.
Per fortuna ci permettono di avere un bagaglio di 45 kg di peso. Le valigie sono piene di regali per gli amici etiopi, che si aspettano tutti un pensierino. Ad Addis Abeba ho l'appuntamento con il mitico Aimero, grande personaggio, sempre disponibile. L'auto pick-up doppia cabina è arrivata alla sua fase finale di sdoganamento. Mi verrà consegnata venerdì , almeno spero. In Africa fare pronostici è sempre un po azzardato. Spero sabato, dopo aver fatto il pieno di generi alimentari, di partire verso il nord, nel Tigray Region, cioè verso la celebre Macallé. Dicono tutti che la strada verso nord, la famosa "rotta storica", taglia paesaggi, vallate, montagne con scenari di altri tempi.  Ma questo viaggio sarà l'oggetto di un altro post.