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lunedì 15 marzo 2010

Ouagadougou

Mercatino della frutta e verdura, comprese le fragole: deliziose.

Quasi assenti i trasporti pubblici. Motorini e biciclette, costruiti in Cina, sono il mezzo ideale per gli spostamenti in città e fuori.
Centinaia di carretti carichi di legna da ardere arrivano in città ogni giorno.

Lande desolate intorno Ouagadougou.

Una veduta del nuovo quartiere residenziale Ouaga 2000.

Parte del nuovo quartiere residenziale Ouaga 2000.

Polvere e caldo. Sono nel Sahel a Ougadougou la capitale del Burkina Faso. I 47° gradi non sono pochi alle 19,30. Una sottile e rossiccia polvere ricopre ogni cosa. Dall'aereo si ha una immagine di come la continua ed aggressiva opera dell'uomo contro la natura a che punto di non ritorno è ormai arrivata. Il disboscamento forsennato delle foreste a sud del Burkina Faso ha fatto si che le piogge si ritirano sempre più giù rendendo ancor più aride le lande già desolate delle regioni del Sahel. Ogni giorno centinaia, se non migliaia di carretti trainati da stanchi asinelli, trasportano legna da ardere verso la capitale. Carbone e legna sono ancora i più usati per cucinare. I Paesi produttori di petrolio potrebbero finanziare l'utilizzo di bombole di gas, a discapito di qualche metro quadro di nuove moschee. Ma quando mai!!! A pochi chilometri dal vecchio centro cittadino, è sorto il nuovo quartiere chiamato "Ouaga 2000". Ministeri, alberghi, centri commerciali, ambasciate, ville tutte sistematicamente con piscine...ma gli alberi? Solo sgargianti buganvillee all'interno delle alte mura in cemento che proteggono da occhi carichi di miseria l'opulenza dei nuovi ricchi del Burkina e dei Paesi vicini come la Mauritania o la Costa d'Avorio. Sempre più cemento e asfalto. A quando un bel polmone di verde? E zone rimboschite intorno a Ouagadougou? Ma forse rendono troppo poco in termini economici. In ogni caso ci saranno sempre i Paesi Occidentali ad occuparsi dell'eventuale siccità. Lo devono si o no spendere questo benedetto 0,56 % del PIL europeo?

mercoledì 15 aprile 2009

lunedì 17 novembre 2008

E se l'Africa rifiutasse lo sviluppo?, Et si l'Afrique refusait le développement?, And if Africa Denies Development?



La pompa a mano è in panne, ma nessuno la ripara; si aspetta una delle tante Cooperazioni Internazionali invii soldi per procedere alla sua riparazione; nel frattempo le donne continueranno la dura corvé dell'approvvigionamento dell'acqua lontano dal villaggio e da pozzi contaminati. Il villaggio non ha i fondi per pagare il riparatore; oppure ha i fondi e il riparatore si é venduti gli attrezzi donati e se ne andato in città a cercar fortuna. Come fai, fai male.

Camion sonda, donato dalla Cooperazione Italiana costata centinaia di milioni di vecchie lire; doveva continuare a perforare le viscere della terra alla ricerca del prezioso liquido, una volta partiti i tecnici italiani.

Axelle Kabou, la Cassandra africana.
"L'Africa del XXI secolo sarà razionale o non sarà" .
Con questa frase la scrittrice camerunense, Axelle Kabou, una delle pochissime voci provenienti dall'Africa disposte a fare dell'autotocritica, conclude il suo libro: E se l'Africa rifiutasse lo sviluppo? (Edizioni L'Harmattan).
Nei 15 anni trascorsi il Continente ha accumulato debiti esteri per 330 miliardi di Dollari, il suo reddito è diminuito dell'11 per cento e la speranza di vita alla nascita dei suoi abitanti è scesa a 46 anni dopo aver sfiorato i 52 all'inizio degli anni ‘90: eppure i suoi leader e i suoi popoli continuano a rifiutare di assumersi le loro responsabilità e puntano il dito accusatore contro il resto del mondo con argomenti che danno ragione ad Axelle Kabou.La mancanza di razionalità sta decimando gli africani che ancora muoiono di fame e di sete malgrado le loro immense ricchezze naturali e l'inesauribile astronomico flusso di aiuti finanziari che le Cooperazioni allo sviluppo e l'antagonismo tra Occidente, comunismo e Islam hanno concentrato nelle loro mani: proprio come prevedeva e temeva Kabou, un'Africa scaltra e accattona che «non vuole lo sviluppo» prevale e vanifica gli infiniti sforzi di far finalmente fruttare le risorse della Terra e il lavoro come l'umanità dimostra di saper fare negli altri continenti. Benché indipendenti da mezzo secolo, quasi tutti i leader africani, se aprono bocca, è per lamentarsi. Come se i problemi di cui denunciano l'esistenza non fossero colpa loro. «Nonostante la nostra importante produzione di minerali, continuiamo a importare prodotti in ferro e acciaio. Abbiamo le vacche, ma ancora importiamo carne disossata e congelata», tuonava il 31 maggio Paul Kagame, presidente del Rwanda, sollecitando investimenti stranieri durante la riunione del Consiglio dei ministri del Comesa, il mercato comune per l'Africa Orientale e Australe, in corso nella capitale rwandese, Kigali. Lo stesso giorno, a Maputo, Mozambico, si apriva il 9° Vertice africano sul petrolio e il gas e il ministro mozambicano delle risorse minerarie, Esperança Bias, gli faceva eco: «Il Mozambico figura dal 2004 nella lista dei paesi esportatori di gas. Il problema è che gli investimenti stranieri non si trasformano in benefici per la popolazione locale». Effettivamente l'85 per cento degli africani non dispongono neanche di luce elettrica e, come ha osservato al Vertice di Maputo Lamon Rutten, portavoce della Conferenza ONU per il commercio e lo sviluppo, «esistono oggi ben poche prove che la vendita (di petrolio e gas) abbia migliorato la loro vita media». (MISNA, 31 maggio 2005) Tutto indurrebbe allora a mettere in discussione il modo in cui gli africani, e in particolare le leadership politiche, amministrano i capitali ricavati dall'esportazione delle materie prime di cui il continente è così ricco. Invece, da ogni angolo del pianeta si levano richieste di ulteriori contributi, possibilmente a fondo perduto e meglio ancora se intesi a risarcimento di antichi e nuovi sfruttamenti: Ciampi e Veltroni, in Italia, l'Unione Europea, le Nazioni Unite e infine l'Unione Africana, tutti reclamano l'1 per cento del nostro PIL, o almeno lo 0,7 per cento, come se questa fosse la soluzione. La tendenza del momento, poi, il nuovo argomento per spiegare come mai gli africani restano poveri anche quando i loro Paesi ovvero i loro governanti ricavano fortune dalla vendita di petrolio e altre utili materie prime, è stata inaugurata il 25 maggio da Festus Mogae, presidente del Botswana: «Con un po' di fortuna - ha spiegato durante una conferenza internazionale svoltasi a Mumbai, India - quest'anno dalle esportazioni di diamanti ricaveremo 1,75 miliardi di dollari. Dividendo l'ammontare per la popolazione, pari a 1,7 milioni di persone, se ne ottiene un reddito di poco più di due dollari al giorno per abitante».Subito in sintonia con Mogae, anche Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria, ha fatto i conti. Il suo Paese è il primo produttore di petrolio dell'Africa sub-sahariana e nel 2004 ha estratto 2,4 milioni di barili di greggio al giorno pari a 34 miliardi di dollari di entrate. Ma, spiega Obasanjo, la cifra apparentemente ingente equivale solo a 50 centesimi di dollaro a persona al giorno. Fa riflettere sull'uso pubblico e privato del denaro in Africa il fatto che, per esempio, proprio il predecessore dell'attuale presidente nigeriano, il defunto Sani Abacha, in soli sei anni di potere - dal 1993 al 1998 - sia riuscito ad accumulare in banche svizzere 2,5 miliardi di dollari, senza contare altri beni sparsi per il pianeta.
Anna Bono.
Testo tratto da: Il Legno Storto.

venerdì 9 marzo 2007

Ananas





Non immaginavo mai che l'ananas fosse una pianta un pò simile la carciofo, credevo che era un frutto di un albero. Rimasi meravigliato quando vidi per la prima volta enormi distese coltivate ad ananas in Costa D'Avorio. In Africa viene coltivata nelle regioni tropicali come il Kenia, il Ghana, Benin, Nigeria, Cameroun. L'ananas è il re della frutta tropicale. E' stato chiamato dagli inglesi "pineapple" per la sua somiglianza ad una pigna. In altre lingue, tra cui l'Italia, ha preso il nome di ananas che deriva dal paraguaiano "nana" che significa frutto eccellente.

mercoledì 28 febbraio 2007

Le piste, Les pistes, The tracks

Camion ribaltato a causa delle pessime condizioni della pista.


Pista nel deserto del Sahara su ciottolato alluvionale.

Pista in laterite in ottime condizioni.

Ponte di legno.

Tavolato mal ridotto su di un ponte in tronchi d'albero.


Pista in terra battuta durante la stagione delle piogge.

Ottima pista in laterite che invita a spingere l'accelleratore, ma molto pericolosa per gli automobilisti meno esperti; si sbanda e si cappotta molto facilmente.

In Africa gli spostamenti non sono sempre facili. Solamente gli assi principali sono asfaltati. Quasi sempre sia per lavoro o per turismo, è necessario avventurarsi su piste che, specialmente durante la stagione delle piogge diventano delle vere trappole anche per i migliori fuoristrada.
Fortunatamente in questi ultimi anni i Governi africani e i Donatori di fondi, hanno stanziato cifre considerevoli per la costruzione di nuove strade e il miglioramento delle vecchie.
Ormai i lunghi spostamenti tra città importanti si fanno su strade ben asfaltate, ma non per questo meno pericolose, specialmente negli attraversamenti di villaggi, dove animali o bambini tagliano l'asfalto all'improvviso con tutte le conseguenze immaginabili.

sabato 24 febbraio 2007

Scarificazioni - Scarification - Scaring




 Sierra Leone, Bumbuna Village, scarificazione sulle spalle come appartenenza ad una etnia.


 
Nord Camerun, scarificazioni sul viso per bellezza.

Scarificazioni sul viso nel nord della Nigeria.

Per scarificazioni si intendono tutte quelle pratiche volte a lasciare cicatrici (scaring in inglese) permanenti sul corpo tramite varie tecniche e strumenti. Le cicatrici ottenute sono in rilievo (cheloidi) e formano dei motivi o disegni più o meno complessi.
E' tradizionalmente il metodo più antico per ottenere delle cicatrici volute. In pratica vengono eseguite delle incisioni molto profonde ed irritate con carbone e sale. Questa tecnica è diffusa nel Continente Nero dove ogni etnia ha i suoi metodi e disegni.

sabato 17 febbraio 2007

Tramonti africani - Couchés de Soleil - Sunset


Da Passo Uarieu, Abbi Addi, Etiopia.






venerdì 16 febbraio 2007

Piercing







Piercing deriva dall'inglese il cui significato è: pungente, penetrante, tagliente. In italiano assume il significato di forarsi parti del corpo allo scopo di introdurre anellini, brillantini, barrette come abbellimento delle narici, orecchie,mento, lingua, ombelico. Pare che il piercing siano nato in Egitto. Diffuso pure tra i legionari romani come segno di coraggio.
Nelle foto potete ammirare piercing di varie Etnie africane, molto diffuso nel Continente nero.

sabato 3 febbraio 2007

La magia dei cauri - La magie des couries -




Piccole conchiglie ( syprea spadicea) dell' Oceano Indiano. Per mille anni è stata la più diffusa moneta in tutta l'Africa fino a mezzo secolo fà. Era il simbolo della ricchezza di chi la possedeva. Diffusa in ogni angolo del Continente, la si trova oggi nelle maschere, negli addobbi, nelle abitazioni, nei mercati. Il famoso cauri, moneta, talismano, amuleto, ornamento di bellezza, simbolo sessuale è lo specchio dell'Africa segreta che non si rivela a noi. Possono essere di colore bianco, beige e marroni ed hanno una forma simile al chicco di caffè ma più grandi.
La fortuna di questa conchiglia fù considerevole e fece la felicità di chi nè possedeva tante.

 

mercoledì 31 gennaio 2007

Pettinature - Coiffures - Hair-style







Le pettinature delle donne africane sono sotto forma di treccine, che verranno in seguito intrecciate tra loro. Una ciocca di capelli viene tirata ed legata strettamente con filo nero.
Vengono eseguite da mani esperte e occorrono circa un paio d' ore di lavoro.
Qualche volta queste pettinature sono delle autentiche sculture. Ci sono poi, specialmente in città, le acconciature con allungamento dei capelli con fibre sintetiche.
Un primo passo é quello di creare tante "antenne" in modo da poter tirare e cercare di rendere il capello meno crespo. Poi si passa ad una fase successiva che é quella finale.
Mi hanno promesso di farmi visitare un centro di giovani donne che fanno le "parrucchiere".
Le capigliature non sono solo un fatto estetico ma anche un fattore per dimostrare a quale tribù si appartiene. Spero tanto di riuscirci. Sono molto interessato. Non sarà facile...

giovedì 25 gennaio 2007

La noce di kola - Les noix de kola - Kola nuts


Cestino di kola freschissime.     Panier de noix de kola.   Basket of kola nuts.

Le virtù stimolanti della noce di kola sono molto apprezzate in queste latitudini.
Mi ha sempre incuriosito di conoscere veramente che effetto dà questa beata noce di kola che si trova un po' in quasi tutta l' Africa. Negli anni passati ho fatto vari tentativi di conoscere questi tanto "decantati effetti", ma sempre con scarsi risultati. Girovagando nei vari mercati di Bamako' a caccia di soggetti da fotografare, ho notato un paio di venditrici di kola. Le noci erano tutte esposte in bell' ordine. Le più grandi da un lato le medie dall'altro e le più piccole quasi in fondo seminascoste. Si dice che hanno un effetto eccitante. Ma su che cosa? chiedo in giro. Ma le risposte sono molto vaghe. Chi mi dice che servono per tenersi svegli. Altri gli attribuiscono proprietà di non sentire la fatica. Gli autisti dei camion la masticano per guidare più a lungo. Chi racconta che fanno passare il mal di testa. C' è chi ne fa uso perché é un ottimo rimedio contro la malaria. Insomma ho voluto provare ancora una volta se mi dava qualche effetto. La noce viene spaccata a pezzetti e masticata in bocca finché non si riduce ad una poltiglia rossastra. Si avalla il succo e si sputa letteralmente in terra e davanti a tutti, la polpa ormai asciutta. Ho seguitato a masticare kola per tutto il giorno, ma il solo effetto ottenuto é stato un dolore alle mascelle a forza di masticare.
Fatemi sapere chi la vuole assaggiare. Ritorno a Roma tra circa una settimana. Vorrei sentire il vostro parere... In Etiopia si trova e si mastica il kat. E' una foglia simile a quella del tè prima di essere essiccata. Ho provato a masticare le foglie, ma di effetti? Assolutamente nulla. Qualche tempo fa veniva masticato solo dalle persone anziane. Ho notato che a Dire Dawa ed a Harar le foglie di kat sono masticate da tutti, adolescenti compresi.
Viene esportata in quasi tutti i Paesi arabi. Ha un grande successo di vendite. Chissà magari è tutta pubblicità per vendere queste fantastiche "virtù"...oppure sono io che sono "difettato".