lunedì 13 gennaio 2014

La Valle dell'Omo Bottego, La Vallée de l'Omo Bottego, The Omo Bottego Valley.

L' Omo Bottego è un fiume dell'Etiopia del Sud. Nasce nell'altopiano etiopico e dopo quasi 800 km sfocia nel Lago Turkana (ex Lago Rodolfo) passando dai  2500 metri  delle sorgenti ai 500 metri di altezza del lago stesso. Il forte dislivello rende il flusso dell'Omo impetuoso, interrotto solo da alcune cascate. L'Omo Bottego è pertanto navigabile solo nel suo corso finale prima di arrivare nel lago Turkana.
Il complesso corso del Fiume Omo fu scoperto dall'ufficiale d'Artiglieria Vittorio Bottego. Proprio durante la risalita del fiume stesso, morì in uno scontro con tribù locali.
Le vallate dell'Omo sono territori abitate dai Mursi, dai Galeb, dai Karo, dagli Hamer, dai Dorzé. Si contano nella regione dell'Omo 45 tribù. La vita di questi popoli segue la stagione delle piogge, dalla transumanza per sfuggire alle punture della mosca tzè-tzè e alla ricerca di nuovi pascoli.  Colpiti dalla siccità i Mursi si sono insediati dentro i confini del Mago Park. Naturalmente sono stati  inevitabili gli scontri con altre tribù come i Bodi e i Karo. I famosi mitra AK 47 Kalashnikov hanno soppiantato lance archi e frecce e in questi ultimi anni gli scontri tra tribù sono diventati cruenti con morti e feriti. Non c'è uomo che non ne possiede uno, dato il costo molto accessibile e l'alta disponibilità sul mercato nero.

Bellissima ragazza Hamer. Moglie n° 1 dal collare con il perno che esce.
Ci siamo fermati un attimo...ed è sbucata dal nulla!

Armato fino ai denti, ma senza caricatore innestato!
Statue viventi lungo la pista per Turmi.

venerdì 1 novembre 2013

Etiopia

Dopo poco più di un anno sono di nuovo in Etiopia dal mio amico Aimero. Un salto da Silvio presso il suo lodge era d'obbligo. Come al solito Silvio è stato di una gentilezza estrema. Il suo lodge "Il Gheralta" oramai è conosciutissimo e funziona a meraviglia. Nel settembre del 2015 ci sarà la cerimonia per l'apertura dei nuovi alloggi.


Sulla vecchia pista di montagna fatta dagli italiani nel 1937 che dal porto di Assab, Eritrea, arrivava a Bati, Dessiè. In fondo un ponte su di un torrente.
Carbone e ancora carbone. Gli alberi fanno molta ma molta fatica a diventare grandi; c'è qualcuno che li taglia prima!
Il mitico Aimero che gioca a fare il Carabiniere.

domenica 20 ottobre 2013

Gibuti, che posto!



Gibuti, uno dei luoghi più caldi della terra. Landa desolata e arsa da un sole martellante. Tutto scotta, tutto ha l'aria di bruciato e di abbandono. Il piccolo centro storico assomiglia ad un nostro paese mediterraneo. Una grande cloaca a cielo aperto porta le acque nere direttamente in mare, con un profumo di eau de fogne. A dispetto di ciò é sotto gli occhi di tutti l'enorme interesse che hanno alcune nazioni mondiali ad installarsi in zona. Al porto ci sono ormeggiate navi da guerra che battono diverse nazioni. I militari francesi hanno una posizione di tutto rispetto; sono stati i pionieri con basi fortificate, aerei, navi. Gli americani sono arrivati da qualche anno ma subito si sono dotati di grandi mezzi e si notano per il più alto numero di uomini. Non escono quasi mai dalle loro basi super attrezzate per distrarsi. Ma quando escono si notano per i casini che combinano. Giapponesi, spagnoli e tedeschi sono in minoranza. Invece i nostri, circa 80 unità, subito si sono dati da fare. Hanno fondi a non finire per alloggiare e mangiare al più grande e costoso albergo di Gibuti: il Kempinsky un lussuoso 5 stelle. Alla faccia della crisi, tanto paghiamo noi cittadini.
 
 
Djibouti, l'un des endroits les plus chauds de la planète. Une terre désolée, brûlée par un soleil. Tout  a un aspect brûlé et abandonné. Le petit centre historique ressemble à l'une de nos villes méditerranéennes. Un grand égout à ciel ouvert déverse les eaux usées directement dans la mer, sentant l'eau de brouillard. Malgré cela, l'immense intérêt de plusieurs nations à s'installer dans la région est évident. Des navires de guerre de diverses nations sont amarrés au port. L'armée française occupe une position très honorable ; elle a été la pionnière avec ses bases fortifiées, ses avions et ses navires. Les Américains sont arrivés il y a quelques années, mais ont rapidement acquis un équipement important et se distinguent par leurs effectifs plus importants. Ils ne quittent presque jamais leurs bases suréquipées pour se détendre. Mais lorsqu'ils le font, ils se font remarquer par le désordre qu'ils sèment. Les Japonais, les Espagnols et les Allemands sont minoritaires. Nos troupes, en revanche, comptant environ 80 hommes, se sont immédiatement mises au travail. Ils disposent de fonds inépuisables pour loger et manger dans le plus grand et le plus cher hôtel de Djibouti : le Kempinsky, un luxueux établissement cinq étoiles. Malgré la crise, nous, les citoyens, payons quand même.

Mise à jour : Une base a été construite pour héberger tout le personnel militaire italiens. Elle est située un peu à l'extérieur de la ville. Djibouti, one of the hottest places on earth. A desolate land, scorched by a pounding sun. Everything is burning hot, everything has a scorched, abandoned look. The small historic center resembles one of our Mediterranean towns. A large open-air sewer drains wastewater directly into the sea, smelling of sewer eau de fogne. Despite this, the enormous interest of several world nations in establishing themselves in the area is plain for all to see. Warships from various nations are docked at the port. The French military holds a highly respectable position; they were the pioneers with fortified bases, aircraft, and ships. The Americans arrived a few years ago but quickly acquired extensive equipment and are notable for their larger numbers of men. They almost never leave their super-equipped bases to unwind. But when they do, they are noticeable for the mess they cause. The Japanese, Spanish, and Germans are in the minority. Our troops, however, numbering approximately 80, immediately got to work. They have endless funds to stay and eat at the largest and most expensive hotel in Djibouti: the Kempinsky, a luxurious five-star establishment. Despite the crisis, we citizens pay anyway.
Update: A base has been built to house all the Italian soldiers. It's located a bit outside the city.
 
 
 

 Inizia la lunga avventura, dopo una settimana di lotte con il menefreghismo più assoluto.
 Desolazione, caldo torrido, squallore.
 Territorio bruciato dal sole, arido, pietraie ovunque, ma ancora riescono a tagliare gli ultimi alberelli; in ogni caso poi arriveranno i : Forestiers sans Frontières.
 
La terre est brûlée par le soleil, aride, avec des éboulis partout, mais ils parviennent quand même à couper les derniers jeunes arbres. De toute façon, les Forestiers sans Frontières arriveront plus tard.
 
The land is scorched by the sun, arid, with scree everywhere, but they still manage to cut down the last saplings. In any case, the Forestiers sans Frontières will arrive later. 

sabato 2 giugno 2012

Le Madonnine del Tembien




Foto dell'epoca dell'edicola votiva della Madonna donata dalla Città di Savona.

Come si presenta oggi il piccolo monumento donato dalla Città di Savona.
Non esiste più. Nel 2012 è stata distrutta dalla Ditta cinese che ha rifatto la strada tra Abbi Addi e Hawsien.

Targa in marmo che riporta: La Città di Savona alla Divisione CCNN 28 Ottobre. 

Foto del Madonnina prima della posa della targa " Dono del Gen. Somma".

La stessa Madonnina con la targa "Dono del Gen. Somma". Non esiste più.

Madonnina sopra l'altare. Non esiste più.

 

Altare in fondo al vialetto del Cimitero. Non esiste più: demolito. 

 

 

 

Un amico appassionato di storia mi ha inviato questa foto. Non è la stessa purtroppo.

Questa scultura si trova in un paese qui in Italia. 

 


Ho voluto riunire le varie foto  che esistono sulle edicole votive delle  Madonnine del Tembien. Le vecchie foto sono scattate a suo tempo dal Michele Francone papà di Giancarlo Francone. Purtroppo tutti i monumenti che vedete nelle foto non esistono più. Un paio di anni fà ho cercato invano quello che rimaneva dell'edicola donata dalla Città di Savona. La ditta cinese che ha rifatto la vecchia pista tra Abbi Addi e Hausien, ha distrutto tutto...e amen!

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J'ai voulu rassembler les différentes photos qui existent sur les chapelles votives des Notres Dames del Tembien. Les anciennes photos ont été prises à l'époque par Michele Francone, père de Giancarlo Francone. Malheureusement, tous les monuments que vous voyez sur les photos n'existent plus. Il y a quelques années, j'ai cherché en vain ce qui restait de la petite chapelle donnée par la ville de Savone. La société chinoise qui a refait l'ancienne piste entre Abbi Addi et Hausien, a tout détruit ... et amen!

giovedì 8 marzo 2012

La giornata mondiale dell'acqua, Journée mondiale de l'eau, World Water Day

Le donne sono e saranno, con le robuste braccia e le mani callose, le eroine silenziose che disseteranno le  mandrie anche quando le pompe a mano, i pannelli solari e i gruppi elettrogeni cadranno a pezzi per mancanza di manutenzione. Manutenzione: che parola complicata. Il vecchio pozzo tradizionale, anche se dimenticato per un paio di anni, aspetterà silenzioso la sua rivincita e i pastori nomadi ringrazieranno.
Women are and will be, with their strong arms and calloused hands, the silent heroines who will quench the herds even when the hand pumps, solar panels and generators fall apart due to lack of maintenance. Maintenance: what a complicated word. The old traditional well, even if forgotten for a couple of years, will silently await its revenge and the nomadic shepherds will be grateful.
 

Decine e decine di pompe a mano abbandonate. Sono ancora dentro il loro imballaggio originale. Le leve per azionarle pare che sia state "spostate" dal guardiano.
Dozens and dozens of abandoned hand pumps. They are still in their original packaging. The levers to operate them seem to have been "moved" by the guard.
 
I pistoni delle suddette pompe, anche loro ancora nella cassa del trasporto. Tutto abbandonato e tanto spreco. Poi ci vengono a dire che mancano pozzi e pompe. Ma se quelle donate (da una ONG degli USA) vengono accantonate nei magazzini. E chi ha contribuito alla spesa, pensa che i suoi soldi sono stati usati bene e che le pompe stanno erogando acqua pulita alle popolazioni bisognose...ma quando mai.
The pistons of the aforementioned pumps, also still in the transport case. All abandoned and so much waste. Then they come to tell us that there is a lack of wells and pumps. But if those donated (by a US NGO) are set aside in warehouses. And those who contributed to the expense, think that their money was used well and that the pumps are providing clean water to needy populations... but when ever.
Decine di pompe sommerse nuove abbandonate nei magazzini polverosi dove nessuno ci metterà piede, fino al giorno che cambieranno i capi e allora saranno "spostate" altrove.
Aggiornamento: a settembre 2012  le pompe sono sparite.
Dozens of new submersible pumps abandoned in dusty warehouses where no one will set foot, until the day the leaders change and then they will be "moved" elsewhere.
Update: in September 2012 the pumps disappeared.


Otto gruppi elettrogeni nuovi. Non sono stati installati per la pessima programmazione della distribuzione degli aiuti. Rimarranno li finché entreranno nel cassetto dei "dimenticati",  poi saranno distribuiti tra gli amici o venduti per 4 soldi ad un ricco commerciante. Ed il ciclo degli aiuti umanitari continua, ma non per la popolazione.
 
Eight new generators. They were not installed due to the poor planning of the aid distribution. They will remain there until they enter the drawer of the "forgotten", then they will be distributed among friends or sold for 4 cents to a rich merchant. And the cycle of humanitarian aid continues, but not for the population.


Il 22 marzo del 1992 è stato istituito come giornata mondiale dell’acqua esattamente 20 anni fa dalle Nazioni Unite. E quando si pensa a chi non ha accesso all'acqua potabile, il pensiero vola in Africa. La siccità ormai è un vocabolo che suono come un ritornello ogni anno. E giù aiuti. Su ogni giornale o TV fioccano  articoli e  reportages dalle zone colpite, ormai diventate una costante La solita foto con la donna anziana ( che magari è solo la nonna) che abbraccia un bambino che sta attaccato ad un seno ormai vuoto. A noi in Europa ci fanno la lezione, giustamente, di risparmiare anche qualche goccia d'acqua: il rubinetto che non chiude bene. Chissà quanti di noi si sono fatti commuovere ed abbiamo donato qualcosa alle varie organizzazioni che hanno fatto o andranno a scavare pozzi per dare dell'acqua potabile. Gesto nobilissimo. Ma ci siamo mai posti la domanda se tutto quello donato arriva ai destinatari finali? Cioè alle popolazioni che vivono nella brousse o bush e che soffrono davvero? Qui di seguito qualche foto scattata in giro per l'Africa. Giudicate voi.
 
March 22, 1992 was established as World Water Day exactly 20 years ago by the United Nations. And when you think of those who do not have access to drinking water, your thoughts fly to Africa. Drought is now a word that sounds like a refrain every year. And down with help. In every newspaper or TV there are articles and reports from the affected areas, now become a constant. The usual photo with the elderly woman (who maybe is just the grandmother) hugging a child who is attached to an empty breast. We in Europe are rightly lectured about saving even a few drops of water: the tap that doesn't close properly. Who knows how many of us have been moved and donated something to the various organizations that have done or will dig wells to provide drinking water. A very noble act. But have we ever asked ourselves if all that donated reaches the final recipients? That is, to the populations that live in the brousse or bush and who are really suffering? Here are some photos taken around Africa. Judge for yourself.