mercoledì 15 aprile 2009

Malindi, sole mare natura

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domenica 29 marzo 2009

Beraki Gebreslasiè, Sciumbasci.

Beraki Gebre (diminutivo del suo nome) nella sua cameretta presso la casa di riposo.

La voce di Gebre si affievolisce mentre parla. Mi racconta parte della sua vita, quella passata a combattere con gli Italiani in Etiopia, fino alla caduta di Gondar. Non si ricorda di Culqualber.
Tra qualche giorno è il suo compleanno essendo nato a Adinebri, Etiopia il 15 aprile del 1914.
Gli ha fatto immensamente piacere la mia visita ed ancor di più i miei racconti sull'Etiopia e sull'Eritrea. Credo che se qualcuno ha un pò di tempo per rendere visita al Vecchio Ascaro, sarà cosa molto gradita. Alloggia presso la Residenza Parco di Veio a Via Rocco Santoliquido , Roma, alla Giustiniana, sulla Via Cassia. A presto Gebre.

domenica 25 gennaio 2009

Senegal: una nuova strada, Sénégal: une nouvelle route, Senegal: a new road.

L'attraversamento di un villaggio: finalmente niente più polverone alzato dalle auto e dai camion.

Francesco Naso con un collaboratore senegalese.

Alcuni tratti di strada sono già terminati e percorribili, manca ancora la segnaletica.

Lo strato di asfalto appena steso.



Il Senegal avanza velocemente nell' ammodernamento della sua rete stradale. La parte Sud è ricca di terreni fertili idonei per la coltivazione del cotone. Servono infrastrutture per il trasporto dei prodotti della terra. E' in rifacimento, con parametri moderni, un tratto di strada di 237 km tra Mbirkelane e Tambacounda, verso il Senegal Orientale confinante con il Mali. Tambacounda città importante, crocevia di commerci con il Mali e il Gambia. L'importante arteria avrà caratteristiche per sopportare un traffico intenso e pesante.
La città di Tambacounda si è sviluppata intorno alla stazione della linea ferroviaria Dakar-Bamako, il cordone ombelicale che unisce la capitale Bamako con il porto di Dakar.
Francesco Naso è uno dei tecnici che lavora alla costruzione della strada. Francesco è una mia vecchia conoscenza dai tempi del Mali e della Cooperazione Italiana.

lunedì 8 dicembre 2008

Istanbul - Costantinopoli - Bisanzio, Constantinople - Byzance, Byzantium.

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Straordinario mosaico di Gesù Cristo sul trono affiancato dall'imperatore Costantino IX e
dall' imperatrice Zoe.


Santa Sofia: mosaico sopra la "Porta dell'Imperatore".

Santa Sofia, interno.

La chiesa di Santa Sofia (Hagia Sophia) fu costruita per volere dell'imperatore Giustiniano nel 532. L'interno era riccamente arredato e completamente decorato a mosaico. Sotto l'impero ottomano, Santa Sofia divenne una moschea e si aggiunsero 4 minareti e ricoperti con malta tutti i mosaici.
Nel 1934 la chiesa fu trasformata in museo.

Hagia Sophia, this structure was built by the Emperor Justinian as a church between 532 and 537 A.D. Later it was converted to a mosque, now is a museum.



La Moschea Sultanahmet chiamata anche Moschea Blu per i suoi pannelli interni in ceramiche Iznik e bianche. La Mosquée Bleue.

Istanbul, Constantinopolis in latino, l'antica Bisanzio, fu la capitale dell'impero romano d'oriente. In seguito dell' impero ottomano fino al 1922. Istanbul è stata dichiarata una delle capitali europee della cultura per il 2010. I quartieri storici fanno parte della lista dell'Unesco dei patrimoni dell'umanità.
Come prima visita in Turchia ne sono rimasto entusiasta. Ci ritenerò volentieri per restarci più a lungo.

lunedì 17 novembre 2008

E se l'Africa rifiutasse lo sviluppo?, Et si l'Afrique refusait le développement?, And if Africa Denies Development?

La pompa a mano è in panne, ma nessuno la ripara; si aspetta una delle tante Cooperazioni Internazionali invii soldi per procedere alla sua riparazione; nel frattempo le donne continueranno la dura corvé dell'approvvigionamento dell'acqua lontano dal villaggio e da pozzi contaminati.

Camion sonda, donato dalla Cooperazione Italiana costata centinaia di milioni di vecchie lire; doveva continuare a perforare le viscere della terra alla ricerca del prezioso liquido, una volta partiti i tecnici italiani.

Axelle Kabou, la Cassandra africana.
"L'Africa del XXI secolo sarà razionale o non sarà" .
Con questa frase la scrittrice camerunense, Axelle Kabou, una delle pochissime voci provenienti dall'Africa disposte a fare dell'autotocritica, conclude il suo libro: E se l'Africa rifiutasse lo sviluppo? (Edizioni L'Harmattan).
Nei 15 anni trascorsi il Continente ha accumulato debiti esteri per 330 miliardi di Dollari, il suo reddito è diminuito dell'11 per cento e la speranza di vita alla nascita dei suoi abitanti è scesa a 46 anni dopo aver sfiorato i 52 all'inizio degli anni ‘90: eppure i suoi leader e i suoi popoli continuano a rifiutare di assumersi le loro responsabilità e puntano il dito accusatore contro il resto del mondo con argomenti che danno ragione ad Axelle Kabou.La mancanza di razionalità sta decimando gli africani che ancora muoiono di fame e di sete malgrado le loro immense ricchezze naturali e l'inesauribile astronomico flusso di aiuti finanziari che le Cooperazioni allo sviluppo e l'antagonismo tra Occidente, comunismo e Islam hanno concentrato nelle loro mani: proprio come prevedeva e temeva Kabou, un'Africa scaltra e accattona che «non vuole lo sviluppo» prevale e vanifica gli infiniti sforzi di far finalmente fruttare le risorse della Terra e il lavoro come l'umanità dimostra di saper fare negli altri continenti. Benché indipendenti da mezzo secolo, quasi tutti i leader africani, se aprono bocca, è per lamentarsi. Come se i problemi di cui denunciano l'esistenza non fossero colpa loro. «Nonostante la nostra importante produzione di minerali, continuiamo a importare prodotti in ferro e acciaio. Abbiamo le vacche, ma ancora importiamo carne disossata e congelata», tuonava il 31 maggio Paul Kagame, presidente del Rwanda, sollecitando investimenti stranieri durante la riunione del Consiglio dei ministri del Comesa, il mercato comune per l'Africa Orientale e Australe, in corso nella capitale rwandese, Kigali. Lo stesso giorno, a Maputo, Mozambico, si apriva il 9° Vertice africano sul petrolio e il gas e il ministro mozambicano delle risorse minerarie, Esperança Bias, gli faceva eco: «Il Mozambico figura dal 2004 nella lista dei paesi esportatori di gas. Il problema è che gli investimenti stranieri non si trasformano in benefici per la popolazione locale». Effettivamente l'85 per cento degli africani non dispongono neanche di luce elettrica e, come ha osservato al Vertice di Maputo Lamon Rutten, portavoce della Conferenza ONU per il commercio e lo sviluppo, «esistono oggi ben poche prove che la vendita (di petrolio e gas) abbia migliorato la loro vita media». (MISNA, 31 maggio 2005) Tutto indurrebbe allora a mettere in discussione il modo in cui gli africani, e in particolare le leadership politiche, amministrano i capitali ricavati dall'esportazione delle materie prime di cui il continente è così ricco. Invece, da ogni angolo del pianeta si levano richieste di ulteriori contributi, possibilmente a fondo perduto e meglio ancora se intesi a risarcimento di antichi e nuovi sfruttamenti: Ciampi e Veltroni, in Italia, l'Unione Europea, le Nazioni Unite e infine l'Unione Africana, tutti reclamano l'1 per cento del nostro PIL, o almeno lo 0,7 per cento, come se questa fosse la soluzione. La tendenza del momento, poi, il nuovo argomento per spiegare come mai gli africani restano poveri anche quando i loro Paesi ovvero i loro governanti ricavano fortune dalla vendita di petrolio e altre utili materie prime, è stata inaugurata il 25 maggio da Festus Mogae, presidente del Botswana: «Con un po' di fortuna - ha spiegato durante una conferenza internazionale svoltasi a Mumbai, India - quest'anno dalle esportazioni di diamanti ricaveremo 1,75 miliardi di dollari. Dividendo l'ammontare per la popolazione, pari a 1,7 milioni di persone, se ne ottiene un reddito di poco più di due dollari al giorno per abitante».Subito in sintonia con Mogae, anche Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria, ha fatto i conti. Il suo Paese è il primo produttore di petrolio dell'Africa subsahariana e nel 2004 ha estratto 2,4 milioni di barili di greggio al giorno pari a 34 miliardi di dollari di entrate. Ma, spiega Obasanjo, la cifra apparentemente ingente equivale solo a 50 centesimi di dollaro a persona al giorno. Fa riflettere sull'uso pubblico e privato del denaro in Africa il fatto che, per esempio, proprio il predecessore dell'attuale presidente nigeriano, il defunto Sani Abacha, in soli sei anni di potere - dal 1993 al 1998 - sia riuscito ad accumulare in banche svizzere 2,5 miliardi di dollari, senza contare altri beni sparsi per il pianeta.
Anna Bono.
Testo tratto da: Il Legno Storto.

domenica 14 settembre 2008

Il ritorno della stele di Axum, Le retour de la stèle de Axum, The Axum stele is back

Vecchia foto delle steli di Axum.




Vista della stele, finalmente rimontata da una Ditta italiana in un luogo idoneo scelto da archeologi italiani. Tutto il macchinario necessario è stato trasportato dall'Italia, comprese le impalcature in tubi "Innocenti" forse mai viste in Etiopia. Chissà se un giorno si saprà il costo totale dell'intera operazione. Tra le righe dei vari articoli sui giornali appaiono cifre come 10.000.000,00 di euro. Forse qualcuno dirà che per questo tipo operazioni non si deve guardare ai costi...ma vi prego, raccontatelo pure al popolo Etiope, che lotta giornalmente contro la fame.


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Vue de l'obélisque, finalement remise sur pieds par une société italienne dans un lieu adéquat choisi par des archéologues italiens. Tout l'équipement nécessaire a été transporté par l'Italie, y compris les échafaudages en tubes "Innocenti" sans doute jamais utilisés en Éthiopie auparavant. Qui sait si un jour on connaîtra le coût total de l'opération. Entre les lignes, dans des articles de différents journaux, apparaissent des chiffres comme 10.000.000,00 €. Certains diront peut-être que pour ce type d'opération, il ne faut pas tenir compte des coûts... mais s'il vous plaît, racontez-le au peuple éthiopien, qui lutte quotidiennement contre la faim.


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View of the stele, finally hoisted up by an Italian company in a site chosen by Italian archeologists. All the necessary machinery was transported from Italy, including the scaffonding in steel, perhaps never seen in Ethiopia. Who knows if one day anyone will know the total cost of the entire operation? Between the lines of various newspaper articles appear figures like 10 million Euros. Maybe someone might say that for this find of operation one shouldn't mind the cost...but please, go tell this to the Ethiopians who fight daily agaist famine.


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Ai primi di settembre, tutta l'Etiopia è stata mobilitata per la cerimonia dell'innalzamento della famosa stele Axum che fu "rubata" dalle truppe di Mussolini circa 70 anni fa. La stele giaceva a terra rotta in più pezzi. Finalmente più che il popolo etiope, che ha ben altre priorità a cui pensare, gioiscono l'Unesco, la Unione Africana, che a sede ad Addis Abeba ( la vecchia OUA).


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Début septembre, toute l'Ethiopie a été mobilisée pour la cérémonie d'inauguration de l'obélisque de Axum remis sur pieds et qui fut "volée" à l'Ethiopie par les troupes de Mussolini il y a 70 ans. L'obélisque gisait par terre, brisée. Finalement plus que le peuple éthiopiens, ce sont l'UNESCO et l'Union Africaine, qui a son siège à Addis Abeba (la vieille OUA) qui s'en réjouissent.


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The first days of September, allof Ethiopia was mobilized for the hoisting of the famous Axum stele that was "stolen" by Mussolini's troops about 70 years ago. The stele was broken in several places on the ground. Finally, more than Ethiopian people, who have other priorities to think about, the Unesco and the African Union ( ex OUA) with its main office in Addis Abeba, were overjoyed.

sabato 26 luglio 2008

Gerasa, Jérash, Jerash

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Veduta del cardo massimo. Arteria lunga 800 metri, adornata con 200 colonne con capitelli corinzi e ionici.
Vue du cardo maximus. Artère principale de 800 mètres de long, bordée de 200 colonnes corinthiennes et ioniques.
View from the thistle. (cardo). 800 meter principle artery, adorned with 200 corinthian and ionic columns.

Arco di Adriano. L'arco trionfale fu costruito per celebrare la sua visita nel AD 129/130.
L'arc d' Hadrien erigé en AD 129/130.
Hadrian' s Arch. The triumphal arch was built to celebrate his visit in AD 129/130.


Le colonne corinzie. The corinthium columns.

La piazza ovale, il Foro. La più bella immagine di Gerasa. In ottimo stato di conservazione.
Le forum. La plus belle image de Jerash, il est trés bien conservé.
The oval plaza, the Forum.

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Dopo Petra, Gerasa è la seconda destinazione turistica più importante della Giordania. Conquistata dal Generale Romano Pompeo nel 63 A.C. e divenne una delle dieci città più importanti della Confederazione della Decapoli. La città ha conosciuto una grande crescita e importanza sotto il dominio romano. Oggi questa città é considerata una delle meglio conservate delle provincie romane.

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Aprés Pétra, Jérash est la deuxième grande destination touristique de Jordanie. Conquise par le général Pompeo en 63 avant J.C., la ville tomba aux mains des Romains et fut l'une des dix principales cités de l'empire au sein de la Confédération de la Décapole. La ville a connu son age d'or sous le règne romain, période où elle était connue sous le nom de Gerasa. Aujourd'hui, ce site est considéré comme l'une des villes provinciales romaines les mieux conservées dans le monde.

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After Petra, Gerasa is the second most important destination in Jordan. Conquered by General Romano Pompeo in 63 BC, it became one of the ten most important cities of the Confederation of Decapolis. The city had its glory and importance under the Roman dominion. Today, this city is considered one of the best preserved of the roman provinces in the world.


domenica 13 luglio 2008

Il Monte Nebo, Le Mont Nebo, The Mountain of Nebo.

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Il monumento simbolo del Monte Nebo: il serpente si trasforma in croce.
Le monument symbole du Mont Nebo: le serpent que si transforme en croix.
The monument, symbol of Mount Nebo: the serpent that becomes a cross.

Monumento per ricordare la visita del Papa nel 2001.
Monument en mémoire de la visite du pape en 2001.
Monument in remembrance of the visit by the Pope in 2001.


Veduta della vallata dal Monte Nebo.
Vu de la vallée du Mont Nebo.



Il Monte Nebo è situato a circa 12 chilometri dalla città di Madaba. Sembra che sia il luogo dove Mosè sia deceduto dopo aver visto la Terra Promessa. Dal Monte Nebo si gode di una vista spettacolare che va dal Mar Morto a Gerico e a Geruralemme che dista circa 40 chilometri.
Durante la sua visita in Giordania il Papa Giovanni Paolo II, ha raccolto intorno a se per un sermone, proprio quì al Monte Nebo, circa 20.000 fedeli.

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Le Mont Nebo, situé àune dizaine de kilometres de Madaba, est le lieu où serait mort Moise après avoir vu la Terre Promise. En effet depuis le Mont on peut observer un exceptionnel panorama qui va de la Mer Morte à l'oasis de Jéricho en passant par Jérusalem. Au cours de sa visite en Jordanie en 2001, le Pape Jean-Paul II a fait un sermon auquel assistèrent environ 20.000 fidèles.

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Mount Nebo is located about 12 kilometres from Madaba. It is said that the site where Moses died after seeing the Holy Land. There is a beautiful view from Mount Nebo that goes from the Dead Sea to Jericho and to Jerusalem that is about 40 kilometres away. During his visit in Jordan, Pope John Paul II had about 20,000 worshippers for a sermon, here on Mount Nebo.