venerdì 7 febbraio 2014

Pista da Moyale, Etiopia, verso sud a Turbi, Marsabit, Laisamis, Kenya


Di piste massacranti ne ho fatte tante in Africa per lavoro, ma la Moyale, Turbi, Marsabit, Laisamis, Merille credo che mi resterà in mente per lungo tempo come una delle peggiori mai percorse. La famosa e pericolosa A2 è un susseguirsi di buche, sassi, polvere, fango, tôle ondulée per chilometri e chilometri,  che messe tutte insieme, la sera hai il mal di testa e l'auto a pezzi. In più c'è lo stress e la paura dei banditi somali o no che ti fanno spingere sull'acceleratore! Comunque tra qualche anno, questa situazione sarà un brutto ricordo. Ditte cinesi sono all'opera per la costruzione della nuova strada asfaltata che si ritrova a circa 400 km da Moyale, Etiopia, al Fiume Merille, con finanziamenti di Banche Africane e dell'UE.
Ho visto foto di turisti, una volta arrivati sul ponte che attraversa il Fiume Merille, nel Distretto di Sumburu, Kenia, baciare letteralmente l'asfalto. Purtroppo, per vari motivi, non si ha il tempo di ammirare gli stupendi paesaggi: vallate, pianure, montagne, boschi sono di una straordinaria bellezza. Numerosi gli animali che attraversano la pista. Pochissima la popolazione che è concentrata nei rari villaggi. Un questo ultimo periodo, le autorità del Kenya, hanno intensificato il controllo del territorio con uomini in divisa armati. Frequenti i posti di blocco e i controlli sono effettuati da militari e polizia, per fortuna!

In lontananza una femmina Gran Kudu.

 Rari i turisti che si incontrano. In questo tratto, da come si può vedere, sembra che stanno costruendo una autostrada...non esageriamo!

 Donne dell'etnia Sumburu.


Faraone Vulturine.


 Cartelloni che informazioni sulla nuova strada in costruzione. Notare che su due tronchi le ditte costruttrici sono cinesi.
 Prima volta che ho ammirato questi fiori.Qualcuno ne conosce il nome?

Ponte sul Fiume Merille, nel Sumburu District, a circa 400 km a sud di Moyale. Qui inizia l'asfalto che viene  letteralmente baciato da tanti turisti.

giovedì 23 gennaio 2014

Il mercato degli Hamer a Turmi

Turmi è un villaggio che non ha altro di interessante che il mercato del lunedì dove gli Hamer arrivano dai villaggi vicini per vendere e comperare. E se gli affari sono andati bene, ci rimane tempo anche per passare ai bar locali per una bella bevuta. Purtroppo il turismo espresso si fa sempre più invadente. In pochi minuti le numerose fuoristrada bianche delle agenzie, con i portapacchi pieni di borsoni, scaricano decine di turisti. Un rapido giro nella piazzetta del mercato,  contrattare la foto con la ragazza Hamer, che fa da comparsa tipo cinema, e via di nuovo in viaggio. Mi da l'idea di quei gruppi di turisti asiatici che in 4 giorni visitano tutta l'Italia. Sia gli uni che gli altri hanno capito tutto  degli Hamer che della cultura italiana. Noi non abbiamo pagato un birr, eppure, di foto con lo zoom, ne abbiamo scattate a centinaia. Due giorni a Turmi è più che sufficiente anche perché, quasi nessuno qui parla inglese. Con i gesti va bene fino ad un certo punto, e poi? Abbiamo chiacchierato, si fa per dire, con una venditrice  Amhara di sandali di pneumatici, molto gettonata. Ci ha spiegato la differenza dei pesanti collari, di metallo e no, che le donne portano al collo; quelle che hanno un collare con lungo perno davanti è la prima moglie.Poiché anche presso l'etnia Hamer esiste la poligamia. Gli uomini portano orecchini a seconda di quante mogli hanno.

 La maggior parte delle donne si cospargono la pelle di polvere rossa, segno di benessere e per proteggersi dai raggi del sole, aggiungo io. Idem per le treccine dei capelli, ma polvere mescolata a burro. Stesso trattamento della pelle lo si può vedere presso gli Himba dell'Angola e Namibia.

 Un mercato differente di quelli del Sahel; mi ha dato l'idea di calma, di tranquillità. Nessuno sembrava andare di corsa o voglia di ritornare al proprio insediamento: a che fare, poi? Qui ci si incontra, si fa mercato, si chiacchiera, si fanno nuove amicizie, le ultime novità, i ragazzi adocchiano le ragazze ancora non promesse spose, c'è da bere la birra locale, arrivano numerosi i turisti che bene o male lasciano birr per scattare foto; altre turiste invece si fanno commuovere dai furbi ragazzini che si fanno vedere in giro senza sandali, e queste commosse, ne acquistano per tutti; una volta partita la turista bionda, i sandali vengono rivenduti a metà prezzo e il giro continua con la turista mora.  ( fotografato le scene ).

Abbiamo visto solo due donne anziane con gli anelli alle caviglie. Pare che sia una moda che va scomparendo, pesano e feriscono durante gli spostamenti che avvengono sempre camminando. Sono stati sostituiti dalle perline colorate, più leggere e meno costose.
Uomini di etnia Hamer. Si coprono parte del capo con una calotta d'argilla dove sono infisse piume di uccelli ( tutti dicono che sono di struzzo, mah). Indossano un corto gonnellino di tessuto che con maestria riescono a manovrarlo per coprirsi la parti intime al momento di sedersi sul "borkota".

 Il "borkota"  lo sgabello per sedersi che serve anche da appoggiatesta. E' un oggetto cult presso gli uomini Hamer e tutti ne possiedono uno; un pò come per noi le borsette delle signore.

 Questo gruppetto di donne è arrivato al mercato in tarda mattinata. Sicuramente hanno fatto molti chilometri a piedi e cariche, come si può notare, di fagotti e contenitori di zucca; la stanchezza ha marcato il loro viso.
Discussione animata!

 Uomini Hamer  che calzano sandali ricavati da vecchi pneumatici di auto, e sempre con il "borkota" in mano. Bracciali di rame, formati da più anelli, al polso e all'avambraccio. E tanti orecchini per quante mogli hanno.
Qui sotto l'alza bandiera dei bambini della scuola elementare di Turmi.

lunedì 13 gennaio 2014

La Valle dell'Omo Bottego

L' Omo Bottego è un fiume dell'Etiopia del Sud. Nasce nell'altopiano etiopico e dopo quasi 800 km sfocia nel Lago Turkana (ex Lago Rodolfo) passando dai  2500 metri  delle sorgenti ai 500 metri di altezza del lago stesso. Il forte dislivello rende il flusso dell'Omo impetuoso, interrotto solo da alcune cascate. L'Omo Bottego è pertanto navigabile solo nel suo corso finale prima di arrivare nel lago Turkana.
Il complesso corso del Fiume Omo fu scoperto dall'ufficiale d'Artiglieria Vittorio Bottego. Proprio durante la risalita del fiume stesso, morì in uno scontro con tribù locali.
Le vallate dell'Omo sono territori abitate dai Mursi, dai Galeb, dai Karo, dagli Hamer, dai Dorzé. Si contano nella regione dell'Omo 45 tribù. La vita di questi popoli segue la stagione delle piogge, dalla transumanza per sfuggire alle punture della mosca tzè-tzè e alla ricerca di nuovi pascoli.  Colpiti dalla siccità i Mursi si sono insediati dentro i confini del Mago Park. Naturalmente sono stati  inevitabili gli scontri con altre tribù come i Bodi e i Karo. I famosi mitra AK 47 Kalashnikov hanno soppiantato lance archi e frecce e in questi ultimi anni gli scontri tra tribù sono diventati cruenti con morti e feriti. Non c'è uomo che non ne possiede uno, dato il costo molto accessibile e l'alta disponibilità sul mercato nero.

Bellissima ragazza Hamer. Moglie n° 1 dal collare con il perno che esce.
Ci siamo fermati un attimo...ed è sbucata dal nulla!

Armato fino ai denti, ma senza caricatore innestato!
Statue viventi lungo la pista per Turmi.

venerdì 1 novembre 2013

Etiopia

Dopo poco più di un anno sono di nuovo in Etiopia dal mio amico Aimero. Un salto da Silvio presso il suo lodge era d'obbligo. Come al solito Silvio è stato di una gentilezza estrema. Il suo lodge "Il Gheralta" oramai è conosciutissimo e funziona a meraviglia. Nel settembre del 2015 ci sarà la cerimonia per l'apertura dei nuovi alloggi.


Sulla vecchia pista di montagna fatta dagli italiani nel 1937 che dal porto di Assab, Eritrea, arrivava a Bati, Dessiè. In fondo un ponte su di un torrente.
Carbone e ancora carbone. Gli alberi fanno molta ma molta fatica a diventare grandi; c'è qualcuno che li taglia prima!
Il mitico Aimero che gioca a fare il Carabiniere.

domenica 20 ottobre 2013

Gibuti, che posto!



Gibuti, uno dei luoghi più caldi della terra. Landa desolata e arsa da un sole martellante. Tutto scotta, tutto ha l'aria di bruciato e di abbandono. Il piccolo centro storico assomiglia ad un nostro paese mediterraneo. Una grande cloaca a cielo aperto porta le acque nere direttamente in mare, con un profumo di eau de fogne. A dispetto di ciò é sotto gli occhi di tutti l'enorme interesse che hanno alcune nazioni mondiali ad installarsi in zona. Al porto ci sono ormeggiate navi da guerra che battono diverse nazioni. I militari francesi hanno una posizione di tutto rispetto; sono stati i pionieri con basi fortificate, aerei, navi. Gli americani sono arrivati da qualche anno ma subito si sono dotati di grandi mezzi e si notano per il più alto numero di uomini. Non escono quasi mai dalle loro basi super attrezzate per distrarsi. Ma quando escono si notano per i casini che combinano. Giapponesi, spagnoli e tedeschi sono in minoranza. Invece i nostri, circa 80 unità, subito si sono dati da fare. Hanno fondi a non finire per alloggiare e mangiare al più grande e costoso albergo di Gibuti: il Kempinsky un lussuoso 5 stelle. Alla faccia della crisi, tanto paghiamo noi cittadini.
 Inizia la lunga avventura, dopo una settimana di lotte con il menefreghismo più assoluto.
 Desolazione, caldo torrido, squallore.
 Territorio bruciato dal sole, arido, pietraie ovunque, ma ancora riescono a tagliare gli ultimi alberelli; in ogni caso poi arriveranno i : Forestiers sans Frontières.