sabato 2 giugno 2012

Le Madonnine del Tembien




Foto dell'epoca dell'edicola votiva della Madonna donata dalla Città di Savona.

Come si presenta oggi il piccolo monumento donato dalla Città di Savona.
Non esiste più. Nel 2012 è stata distrutta dalla Ditta cinese che ha rifatto la strada tra Abbi Addi e Hawsien.

Targa in marmo che riporta: La Città di Savona alla Divisione CCNN 28 Ottobre. 

Foto del Madonnina prima della posa della targa " Dono del Gen. Somma".

La stessa Madonnina con la targa "Dono del Gen. Somma". Non esiste più.

Madonnina sopra l'altare. Non esiste più.

 

Altare in fondo al vialetto del Cimitero. Non esiste più: demolito. 

 

 

 

Un amico appassionato di storia mi ha inviato questa foto. Non è la stessa purtroppo.

Questa scultura si trova in un paese qui in Italia. 

 


Ho voluto riunire le varie foto  che esistono sulle edicole votive delle  Madonnine del Tembien. Le vecchie foto sono scattate a suo tempo dal Michele Francone papà di Giancarlo Francone. Purtroppo tutti i monumenti che vedete nelle foto non esistono più. Un paio di anni fà ho cercato invano quello che rimaneva dell'edicola donata dalla Città di Savona. La ditta cinese che ha rifatto la vecchia pista tra Abbi Addi e Hausien, ha distrutto tutto...e amen!

 *****

J'ai voulu rassembler les différentes photos qui existent sur les chapelles votives des Notres Dames del Tembien. Les anciennes photos ont été prises à l'époque par Michele Francone, père de Giancarlo Francone. Malheureusement, tous les monuments que vous voyez sur les photos n'existent plus. Il y a quelques années, j'ai cherché en vain ce qui restait de la petite chapelle donnée par la ville de Savone. La société chinoise qui a refait l'ancienne piste entre Abbi Addi et Hausien, a tout détruit ... et amen!

giovedì 8 marzo 2012

La giornata mondiale dell'acqua, Journée mondiale de l'eau, World Water Day

Le donne sono e saranno, con le robuste braccia e le mani callose, le eroine silenziose che disseteranno le  mandrie anche quando le pompe a mano, i pannelli solari e i gruppi elettrogeni cadranno a pezzi per mancanza di manutenzione. Manutenzione: che parola complicata. Il vecchio pozzo tradizionale, anche se dimenticato per un paio di anni, aspetterà silenzioso la sua rivincita e i pastori nomadi ringrazieranno.
Women are and will be, with their strong arms and calloused hands, the silent heroines who will quench the herds even when the hand pumps, solar panels and generators fall apart due to lack of maintenance. Maintenance: what a complicated word. The old traditional well, even if forgotten for a couple of years, will silently await its revenge and the nomadic shepherds will be grateful.
 

Decine e decine di pompe a mano abbandonate. Sono ancora dentro il loro imballaggio originale. Le leve per azionarle pare che sia state "spostate" dal guardiano.
Dozens and dozens of abandoned hand pumps. They are still in their original packaging. The levers to operate them seem to have been "moved" by the guard.
 
I pistoni delle suddette pompe, anche loro ancora nella cassa del trasporto. Tutto abbandonato e tanto spreco. Poi ci vengono a dire che mancano pozzi e pompe. Ma se quelle donate (da una ONG degli USA) vengono accantonate nei magazzini. E chi ha contribuito alla spesa, pensa che i suoi soldi sono stati usati bene e che le pompe stanno erogando acqua pulita alle popolazioni bisognose...ma quando mai.
The pistons of the aforementioned pumps, also still in the transport case. All abandoned and so much waste. Then they come to tell us that there is a lack of wells and pumps. But if those donated (by a US NGO) are set aside in warehouses. And those who contributed to the expense, think that their money was used well and that the pumps are providing clean water to needy populations... but when ever.
Decine di pompe sommerse nuove abbandonate nei magazzini polverosi dove nessuno ci metterà piede, fino al giorno che cambieranno i capi e allora saranno "spostate" altrove.
Aggiornamento: a settembre 2012  le pompe sono sparite.
Dozens of new submersible pumps abandoned in dusty warehouses where no one will set foot, until the day the leaders change and then they will be "moved" elsewhere.
Update: in September 2012 the pumps disappeared.


Otto gruppi elettrogeni nuovi. Non sono stati installati per la pessima programmazione della distribuzione degli aiuti. Rimarranno li finché entreranno nel cassetto dei "dimenticati",  poi saranno distribuiti tra gli amici o venduti per 4 soldi ad un ricco commerciante. Ed il ciclo degli aiuti umanitari continua, ma non per la popolazione.
 
Eight new generators. They were not installed due to the poor planning of the aid distribution. They will remain there until they enter the drawer of the "forgotten", then they will be distributed among friends or sold for 4 cents to a rich merchant. And the cycle of humanitarian aid continues, but not for the population.


Il 22 marzo del 1992 è stato istituito come giornata mondiale dell’acqua esattamente 20 anni fa dalle Nazioni Unite. E quando si pensa a chi non ha accesso all'acqua potabile, il pensiero vola in Africa. La siccità ormai è un vocabolo che suono come un ritornello ogni anno. E giù aiuti. Su ogni giornale o TV fioccano  articoli e  reportages dalle zone colpite, ormai diventate una costante La solita foto con la donna anziana ( che magari è solo la nonna) che abbraccia un bambino che sta attaccato ad un seno ormai vuoto. A noi in Europa ci fanno la lezione, giustamente, di risparmiare anche qualche goccia d'acqua: il rubinetto che non chiude bene. Chissà quanti di noi si sono fatti commuovere ed abbiamo donato qualcosa alle varie organizzazioni che hanno fatto o andranno a scavare pozzi per dare dell'acqua potabile. Gesto nobilissimo. Ma ci siamo mai posti la domanda se tutto quello donato arriva ai destinatari finali? Cioè alle popolazioni che vivono nella brousse o bush e che soffrono davvero? Qui di seguito qualche foto scattata in giro per l'Africa. Giudicate voi.
 
March 22, 1992 was established as World Water Day exactly 20 years ago by the United Nations. And when you think of those who do not have access to drinking water, your thoughts fly to Africa. Drought is now a word that sounds like a refrain every year. And down with help. In every newspaper or TV there are articles and reports from the affected areas, now become a constant. The usual photo with the elderly woman (who maybe is just the grandmother) hugging a child who is attached to an empty breast. We in Europe are rightly lectured about saving even a few drops of water: the tap that doesn't close properly. Who knows how many of us have been moved and donated something to the various organizations that have done or will dig wells to provide drinking water. A very noble act. But have we ever asked ourselves if all that donated reaches the final recipients? That is, to the populations that live in the brousse or bush and who are really suffering? Here are some photos taken around Africa. Judge for yourself.

mercoledì 12 ottobre 2011

Ciad, lontano dal mare



 Bellezze al mercato settimanale nelle vicinanze di Nguigmi, Niger, ai confini con il Ciad.

 Al mercato settimanale, di buon mattino.

La corvè dell'acqua è tutta a carico delle donne. 

 Sulla pista che da Bol porta a Massakori. La strada, costruita dagli italiani con il fondi del FAI nel 1986,
è ridotta in un pessimo stato.

 Il Ciad, ha la sfortuna di essere posizionato al centro dell'Africa e lontano dal mare. Esteso dal deserto del Sahara fino alla regione sudanese, comprendendo a Sud  territori della fascia equatoriale dell'Africa nera, il Ciad non è uno Stato omogeneo  né dal punto di vista naturale né da quello etnico e culturale. E' lo strano risultato  delle divisioni amministrative dell'ex Africa Equatoriale Francese fatte a tavolino. Paese povero (lo era, adesso con la scoperta e l'esportazione del petrolio le cose sono cambiate, ma non bisogna dirlo!) posizionato al 180° posto nella scala degli Stati più sfortunati. La sua difficile situazione economica è frutto di vari fattori:  il colonialismo francese non apportò che scarsi contributi in termini di modernizzazione delle tecniche agricole, a ciò si aggiunse la guerra civile che né fermò per tanti anni lo sviluppo; inoltre la posizione geografica interna e la mancanza di un sistema  di vie di comunicazione moderne impediscono lo sviluppo di traffici interni e internazionali. Il Paese non ha potuto quindi impostare alcun autentico programma economico e molte regioni soffrono persino di grave penuria alimentare.  La sua popolazione, nell'assoluta maggioranza, si dedica a una modestissima agricoltura di sussistenza, in particolare a una cerealicoltura povera, rappresentata quasi esclusivamente dal sorgo e dal miglio. La principale produzione industriale è quella del cotone. Dal 2003 è iniziato lo sfruttamento  di giacimenti di petrolio. Da Doba, città petrolifera, si snoda un lungo oleodotto che per circa 1070 km convoglia il prezioso liquido fino alla costa di Kribi, Camerun. Al largo di Kribi una piattaforma rifornisce le petroliere per 300.000 barili al giorno ( chi scrive meno e chi dice di più, pare che i contatori non funzionino). Dalle entrate del petrolio, il popolo ciadiano vede solo qualche centesimo. Il vescovo cattolico di Doba è stato espulso immediatamente poiché si è permesso, di far presente il problema. Invece i figli del presidente che spadroneggiano tra Parigi e Dubai, di soldi ne hanno a palate. Qualcuno fa previsioni a lungo termine scrivendo che il Ciad uscirà dal girone della povertà entro il 2020. Ci credo poco. Il Mali  ogni hanno produce circa 52 tonnellate d'oro, ma sempre povero è e povero dovrà restare altrimenti non arriveranno più  fiumi di aiuti internazionali.
La maggior parte delle merci importate, viaggiano su camion, in container, provenienti dal porto di Douala in Camerun, con costi altissimi che si ripercuotono sulla vita di tutti i giorni; non per questo la sua capitale N'djamena (ex Fort Lamy) è considerata una delle città più care in Africa. Esiste  in Camerun la Transcamerunense, una ferrovia a scartamento ridotto;  collega il porto di Douala a Ngaoundéré passando per la sua capitale Yaoundé. Se il FMI, la Banca Mondiale e la UE hanno tanto a cuore il destino del Ciad, perché non finanziano il prolungamento della suddetta ferrovia da Ngaoundéré fino alla città di Kousseri che si trova di fronte a N'djamena, separate solo dal fiume Chari?  In Africa le ferrovie piacciono poco. Basta vedere che fine ha fatto il progetto del rifacimento della ferrovia da Dire Dawa a Gibuti, in Etiopia. Invece in Tanzania e Zambia le strade ferrate vanno meglio.
Altro percorso, per far arrivare auto e camion usati in Ciad, è quello che dal porto di Cotonou, Benin, attraversando il Niger, arriva fino al nord del lago Ciad per poi scendere a sud verso Bol, Massakori, N'djamena. Quasi tutti i commercianti, importatori di mezzi usati, preferiscono questo lungo giro, meno costoso anche se più impegnativo.


giovedì 5 maggio 2011

I doni che durano poco e niente




Bambina che si occupa dell'approvvigionamento dell'acqua per la sua famiglia.
Une petite fille va chercher de l'eau pour sa famille. 

Il pozzo rimesso a nuovo, si far per dire, da ben tre ONG , chiamate VOSS Fondation, GSTA, SAHELCO.
La sua acqua viene inquinata dai secchi  utilizzati per attingere il prezioso liquido. I contenitori personali vengono appoggiati in terra che è piena di escrementi di origine animale. Il pozzo è riabilitato, ma le malattie sono sempre là, presenti.

Le puits a été rénové, pour ainsi dire, par trois ONG : la Fondation VOSS, GSTA et SAHELCO. L’eau est contaminée par les seaux utilisés pour puiser ce précieux liquide. Des récipients personnels sont posés à même le sol, jonché d’excréments d’animaux. Le puits a été réhabilité, mais les maladies persistent.

Tanto di cartello per indicare a tutti il "meraviglioso" lavoro eseguito. Con i soldi del cartello ci potevano comperare qualche sacco di cemento in più, per arricchire la malta cementizia. Cartelli pubblicitari di ONG ed altri, hanno invaso il Mali, come per dire: "io ho fatto di più, io ho speso tanto ecc ecc".

Une pancarte pour clamer haut et fort le « travail formidable » accompli. Avec l'argent récolté grâce à cette pancarte, ils auraient pu acheter quelques sacs de ciment supplémentaires pour améliorer le mortier. Les panneaux publicitaires des ONG et autres organisations ont envahi le Mali, comme pour clamer : « J'en ai fait plus, j'ai dépensé sans compter, etc. » 


Ed ecco il risultato. Lavoro mal fatto. Foto scattata nel dicembre del 2010, pochi mesi dopo della sua costruzione. Il muro di cinta del pozzo, eretto con blocchetti di cemento e intonacato con malta cementizia, è già tutto a pezzi. Bel dono. Di questi esempi è piena l'Africa. Quanti tromboni che suonano stonati...
Il tubo metallico, ai piedi del bambino in primo piano, serviva a incanalare l'acqua in una vasca per abbeverare gli animali...mai stato usato. Altro spreco, dovuto alla mancata conoscenza degli usi e costumi locali.

Et voici le résultat. Un travail bâclé. Photo prise en décembre 2010, quelques mois après sa construction. Le mur d'enceinte du puits, construit en parpaings et enduit de mortier de ciment, est déjà en ruine. Quel gâchis ! L'Afrique regorge d'exemples similaires. Que de projets inutiles… Le tuyau métallique, aux pieds de l'enfant au premier plan, était censé acheminer l'eau vers un abreuvoir pour les animaux… Il n'a jamais servi. Encore un gaspillage, dû à l'ignorance des coutumes et traditions locales. 


Visione dall'interno dello stesso muro, che sta andando alla rovina. 

                                   Vue de l'intérieur de ce même mur, qui tombe en ruine.

 

Siamo passati per caso nel villaggio Dogon di Kani Kombole. Passeggiando nel villaggio mi sono imbattuto nel pozzo delle foto sopra. Esempio di spreco di soldi dei donatori. Ma chissà se chi ha dato i finanziamenti per riabilitare il  pozzo, ha visto in che stato sta, dopo pochi mesi della sua costruzione. I pozzi a largo diametro sono da abbandonare in Africa, ma seguitano a farli. Vanno bene per l'idraulica pastorale, cioè per gli animali.  Li lasciano aperti, con tutte le conseguenze di contaminazione. Alcuni vengono chiusi con lamiere incernierate per poterli aprire ed attingere il prezioso liquido. La popolazione, le donne e le bambine, utilizzano i propri secchi, di plastica o di metallo che sono stati posati ovunque. Gli animali girano liberi nei villaggi africani ed il suolo non è certo dei più puliti. Terra, urina e escrementi solidi, si attaccano al fondo esterno del secchio che viene utilizzato per pescare l'acqua nel pozzo. E l'acqua del pozzo, che raggiunge la falda superficiale, è piena di batteri fecali ed E.coli ed altre colonie batteriche dannose per la salute umana. Se qualcuno ancora si ostina a scavare pozzi a largo diametro per raggiungere la falda superficiale, almeno abbia l'accortezza di chiudere quasi ermeticamente la bocca del pozzo stesso, lasciando una porticina con cerniere e serratura per l'introduzione del l'unico secchio, attaccato ad una lunga corda o catena in dotazione al punto d'acqua. Il secchio sarà parte integrante della struttura e tutti dovranno utilizzare solamente esso per attingere l'acqua. L'unico modo, dopo 40 anni che giro l'Africa, che funziona senza troppo inquinare.
Finché non sarà creata una Agenzia Europea, con una vera banca dati, che gestisce gli aiuti destinati ai popoli africani, un fiume di denaro verrà gettato al vento. Ma nessuno vuole essere controllato, con la pace di tutti, Africani compresi.
 


Nous traversions par hasard le village dogon de Kani Kombole. En flânant dans le village, je suis tombé sur le puits que vous voyez sur la photo ci-dessus. Un exemple flagrant de gaspillage de l'argent des donateurs. Mais qui sait si ceux qui ont financé sa réhabilitation ont vu son état actuel, quelques mois seulement après sa construction ? Les puits de grand diamètre devraient être abandonnés en Afrique, mais on continue d'en creuser. Ils sont pratiques pour l'abreuvement pastoral, c'est-à-dire pour les animaux. On les laisse ouverts, avec toutes les contaminations que cela implique. Certains sont fermés par des plaques de métal articulées, ce qui permet de les ouvrir et de puiser le précieux liquide. Les habitants, les femmes et les filles, utilisent leurs propres seaux, en plastique ou en métal, éparpillés un peu partout. Les animaux errent librement dans les villages africains, et la terre est loin d'être propre. Saletés, urine et excréments solides collent à l'extérieur des seaux utilisés pour puiser l'eau du puits. L'eau des puits, qui atteint la nappe phréatique, est pleine de bactéries fécales, d'E. coli et d'autres colonies bactériennes nocives pour la santé humaine. Si certains persistent à creuser des puits de grand diamètre pour atteindre la nappe phréatique, ils devraient au moins veiller à sceller l'ouverture du puits de manière quasi hermétique, en ne laissant qu'une petite porte à charnières et un cadenas pour le seau unique, attaché à une longue corde ou chaîne placée au point d'eau. Le seau fera partie intégrante du système, et chacun devra l'utiliser individuellement pour puiser de l'eau. C'est la seule méthode, après 40 ans de tournées en Afrique, qui fonctionne sans engendrer trop de pollution.Tant qu'une Agence Européenne, dotée d'une véritable base de données, ne sera pas créée pour gérer l'aide destinée aux populations africaines, des sommes considérables seront gaspillées. Mais personne ne souhaite être contrôlé, même dans la paix de tous. 

sabato 26 marzo 2011

Maschere del Burkina Faso, Masques du Burkina Faso

Maschera "Farfalla" dell'Etnia Bwaba. La maschera partecipa alle cerimonie rurali, insieme ad altre maschere, per implorare il Signore affinché ci una una buona stagione delle piogge. 
Masque "Papillon" de l' Ethnie Bwaba. Masque participant aux cérémonies agraires. Il sort avec des autres masques pour implorer le bon Dieu pour qu'il y ait une bonne pluviométrie.

"Butterfly" mask of the Bwaba ethnic group. This mask participates in rural ceremonies, along with other masks, to implore the Lord for a good rainy season. 

 



Maschera "Gallo" dell'Etnia Bwaba. Maschera rappresentante un gallo simbolo dell'autorità.

 
Masque de l'Ethnie Bwaba représentant un coq symbole de l'autorité.

"Rooster" mask of the Bwaba ethnic group. A mask depicting a rooster, a symbol of authority. 

 





Maschera "Scimmia" dell' Etnia Bawba, che partecipa ai riti della Comunità. La scimmia rappresenta la furbizia e il disordine.                                                                                                                                   Masque "Singe" de l’Ethnie Bwaba. Masque participant aux rites commaunitaires. La masque "Singe" symbolise la ruse et le désordre.

"Monkey" mask of the Bawba ethnic group, who participate in community rituals. The monkey represents cunning and disorder.

 

Maschera "Iena" dell'Etnia Nuni.  Maschera che partecipa ai riti comunitari e rappresenta l'allegria ma anche la perversità. La sua uscita diverte il pubblico suscitando sonore risate. 

Masque "Hyene" de l' Ethnie Nuni. Masque participant aux rites commaunitaires et symbolise la réjouissance et la perversité. Sa sortie amuse le public et suscite un rire exécutoire.

The "Iena" mask of the Nuni ethnic group. This mask participates in community rituals and represents joy but also perversity. Its appearance amuses the audience, provoking laughter.