giovedì 23 gennaio 2014

Il mercato degli Hamer a Turmi

Turmi è un villaggio che non ha altro di interessante che il mercato del lunedì dove gli Hamer arrivano dai villaggi vicini per vendere e comperare. E se gli affari sono andati bene, ci rimane tempo anche per passare ai bar locali per una bella bevuta. Purtroppo il turismo espresso si fa sempre più invadente. In pochi minuti le numerose fuoristrada bianche delle agenzie, con i portapacchi pieni di borsoni, scaricano decine di turisti. Un rapido giro nella piazzetta del mercato,  contrattare la foto con la ragazza Hamer, che fa da comparsa tipo cinema, e via di nuovo in viaggio. Mi da l'idea di quei gruppi di turisti asiatici che in 4 giorni visitano tutta l'Italia. Sia gli uni che gli altri hanno capito tutto  degli Hamer che della cultura italiana. Noi non abbiamo pagato un birr, eppure, di foto con lo zoom, ne abbiamo scattate a centinaia. Due giorni a Turmi è più che sufficiente anche perché, quasi nessuno qui parla inglese. Con i gesti va bene fino ad un certo punto, e poi? Abbiamo chiacchierato, si fa per dire, con una venditrice  Amhara di sandali di pneumatici, molto gettonata. Ci ha spiegato la differenza dei pesanti collari, di metallo e no, che le donne portano al collo; quelle che hanno un collare con lungo perno davanti è la prima moglie.Poiché anche presso l'etnia Hamer esiste la poligamia. Gli uomini portano orecchini a seconda di quante mogli hanno.

 La maggior parte delle donne si cospargono la pelle di polvere rossa, segno di benessere e per proteggersi dai raggi del sole, aggiungo io. Idem per le treccine dei capelli, ma polvere mescolata a burro. Stesso trattamento della pelle lo si può vedere presso gli Himba dell'Angola e Namibia.

 Un mercato differente di quelli del Sahel; mi ha dato l'idea di calma, di tranquillità. Nessuno sembrava andare di corsa o voglia di ritornare al proprio insediamento: a che fare, poi? Qui ci si incontra, si fa mercato, si chiacchiera, si fanno nuove amicizie, le ultime novità, i ragazzi adocchiano le ragazze ancora non promesse spose, c'è da bere la birra locale, arrivano numerosi i turisti che bene o male lasciano birr per scattare foto; altre turiste invece si fanno commuovere dai furbi ragazzini che si fanno vedere in giro senza sandali, e queste commosse, ne acquistano per tutti; una volta partita la turista bionda, i sandali vengono rivenduti a metà prezzo e il giro continua con la turista mora.  ( fotografato le scene ).

Abbiamo visto solo due donne anziane con gli anelli alle caviglie. Pare che sia una moda che va scomparendo, pesano e feriscono durante gli spostamenti che avvengono sempre camminando. Sono stati sostituiti dalle perline colorate, più leggere e meno costose.
Uomini di etnia Hamer. Si coprono parte del capo con una calotta d'argilla dove sono infisse piume di uccelli ( tutti dicono che sono di struzzo, mah). Indossano un corto gonnellino di tessuto che con maestria riescono a manovrarlo per coprirsi la parti intime al momento di sedersi sul "borkota".

 Il "borkota"  lo sgabello per sedersi che serve anche da appoggiatesta. E' un oggetto cult presso gli uomini Hamer e tutti ne possiedono uno; un pò come per noi le borsette delle signore.

 Questo gruppetto di donne è arrivato al mercato in tarda mattinata. Sicuramente hanno fatto molti chilometri a piedi e cariche, come si può notare, di fagotti e contenitori di zucca; la stanchezza ha marcato il loro viso.
Discussione animata!

 Uomini Hamer  che calzano sandali ricavati da vecchi pneumatici di auto, e sempre con il "borkota" in mano. Bracciali di rame, formati da più anelli, al polso e all'avambraccio. E tanti orecchini per quante mogli hanno.
Qui sotto l'alza bandiera dei bambini della scuola elementare di Turmi.

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