venerdì 24 dicembre 2010

Sofarà, la transumanza. La traversée des boeufs à Sofarà







La lunga fila di zebù sta per raggiungere la riva opposta.

Le ragazze Peul osservano divertite la traversata a nuoto del bestiame.

Pastori Peul con il tradizionale cappello.

Una mucca, stanca di attendere, tenta la fuga verso l'acqua ma senza successo.


 I zebù stanchi e assetati attendono il momento di avvicinarsi al fiume.

Da diversi giorni siamo in zona in attesa del grande evento: la transumanza. Ritardo dovuto pare per mettere tutti d'accordo: allevatori, autorità, polizia, contadini. Finalmente è arrivato il grande giorno. E' uno spettacolo grandioso; migliaia di mucche zebù sono raggruppate, già dalle prime luci dell'alba nei campi vicino il fiume Bani, affluente del fiume Niger, non lontano dal paese di Sofarà. Tutti gli anni da novembre a dicembre, in date ben precise, fissate dall'autorità, si ripete l'avvenimento dell'attraversamento del fiume Bani.  E' anche una importante e sentita festa tradizionale dell'etnia Peul, che ogni anno si ritrova in gran numero. I Peul allevatori nomadi sempre alla ricerca di pascoli più ricchi. Spettacolo affascinante vedere migliaia di mucche con le loro lunghe corna, i Peul con i tipici copricapi tutti uguali e le loro donne vestite con coloratissimi tessuti. L'attesa si fa snervante per le eccitate mandrie, che vedono l'acqua ma non si possono avvicinare al fiume per calmare l'arsura. Urla, incitamenti, richiami, muggiti, lamenti si mischiano nell'aria polverosa con l' acre puzza degli escrementi, delle urine, del sudore del mandriani, che con la fronte bagnata, faticano non poco a tenere accorpato il bestiame. Ogni tanto qualche mucca sfugge al controllo del mandriano che rincorsa e raggiunta viene con qualche bastonata fatta rientrare nei ranghi. Il bestiame scalpita, scava buche con  gli zoccoli anteriori e i muggiti si fanno sempre più numerosi e insistenti, quasi imploranti. L'aria ormai è satura di polvere; fa caldo e non c'è un filo di vento.I mandriani capiscono che la situazione sta precipitando, gli zebù sono troppo nervosi e possono diventare pericolosi caricando. Arriva il tanto atteso segnale del via per l'attraversamento. Le prime mandrie di centinaia di capi incitati dai guardiani e avendo campo libero,  si gettano verso la riva inconsapevoli che tra poco non avranno tempo per dissetarsi ma dovranno nuotare fino alla riva opposta. Alcuni giovani e robusti nuotatori si gettano in acqua per primi e nuotando fanno da guida alle mucche che incitate dalle urla dei mandriani, vincendo la paura dell'acqua, sono costrette a nuotare. Inizia la traversata del fiume Bani; ogni tanto qualche animale più debole abbandona la fila e viene trasportato a valle dalla corrente. Alcune piroghe sono a qualche metro appositamente per aiutare a riportare a riva le malcapitate bestie. Le mucche di testa sono guidate da esperti nuotatori e le altre seguono formando una lunga scia dove emergono dall'acqua sole le teste e le corna. Ma a metà del fiume i ragazzi guida sono costretti a nuotare controcorrente. La lunga scia sembra un arco che  tende a chiudersi. La fatica aumenta e la corsa rallenta a causa della corrente del Bani. Comunque sia, i primi capi toccano la riva opposta e scivolando sul fango riescono finalmente a toccare  terra e andarsene anche perché spinti da quelli dietro che premono per uscire dall'acqua. Per loro la faticosa giornata è finita; il premio sarà un buon pasto di erba verde che troveranno in quantità nelle fertili terre del delta del fiume Niger. Si va avanti così per tutto il giorno, finché nella riva destra del Bani ritorna la calma. Anche le ultime venditrici di arachidi e frittelle lasciano il campo. Il bestiame è quasi tutto dall'altra riva. Noi ci guardiamo negli occhi e appagati da tanto  spettacolo di vita, prendiamo la pista di ritorno a Sofarà.

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Depuis plusieurs jours, nous sommes en attente du grand événement: la transhumance. Le retard est dû au temps mis pour que tout le monde se mette d’accord : éleveurs, autorités, police, citadins. Enfin, vint le grand jour. C'est un grand spectacle, des milliers de vaches zébus sont regroupés, dès l'aube dans les champs près de la rivière Bani, un affluent du fleuve Niger, non loin du village de Sofar. Chaque année, de novembre à décembre, à des dates précises fixées par les autorités, la traversée du fleuve Bani a lieu. C'est aussi un festival traditionnel important des minorités ethniques Peul, qui chaque année se retrouvent en grand nombre. Les bergers nomades Peuls sont toujours à la recherche de pâturages plus verts. Fascinant spectacle que de voir des milliers de vaches avec leurs longues cornes, les Peuls avec des coiffures typiques, et leurs femmes vêtues de tissus colorés. L'attente est terrible pour les troupeaux excités, ils voient l'eau, mais ne peuvent pas approcher le fleuve pour étancher leur soif. Des cris, des rappels, des meuglements, se mêlent à la poussière et à la puanteur d'excréments, d'urine, de la sueur des bergers, qui luttent pour garder leur bétail près d’eux. De temps en temps, une vache qui s’aventure en dehors du troupeau est ramenée dans le rang par quelques coups de bâton. Les animaux creusent des trous avec les pattes avants et les meuglements se font de plus en plus nombreux et insistants, presque suppliants. L'air est désormais saturé de poussière, il fait chaud et il n’y a pas un filet de vent. Les éleveurs comprennent que la situation est critique, les vaches sont trop nerveuses et peuvent devenir dangereuses et charger. Voici le signal tant attendu pour traverser le fleuve. Les premiers troupeaux incités par les gardiens se jettent alors vers la rive et ignorent qu’ils n’auront bientôt pas le temps de boire, mais devront nager jusqu'à la rive opposée. Certains jeunes nageurs vigoureux se jettent également à l'eau les premiers et servent de guides pour les vaches qui, incitées par les cris des bergers, surmontent leur peur de l'eau et sont forcées de nager. Au début de la traversée il arrive  parfois qu’un faible animal quitte la ligne et soit emporté par le courant. Quelques pirogues à quelques mètres sont là pour aider les malheureuses bêtes à rejoindre le rivage. Le chef des vaches est dirigé par des nageurs experts et les autres suivent, formant une longue chaîne où seules se dégagent de l’eau la tête et les cornes. Mais au milieu du fleuve, les garçons guides sont obligés de nager à contre-courant. La longue chaîne ressemble à un arc qui tend à se fermer. La fatigue augmente et le voyage ralentit. Toutefois, les premières bêtes touchent finalement la rive opposée et glissent dans la boue, puis touchent enfin le sol, et sont poussées par celles qui sont derrière et qui font pression pour sortir. Pour eux, le plus dur est terminé, le prix sera un repas composé d’herbe verte des terres fertiles du delta du fleuve Niger. Cette scène se poursuit toute la journée, jusqu'à la rive droite du Bani, retour au calme. Même les dernières vendeuses d’arachides s’en vont. Les bovins sont presque tous de l'autre côté. Nous nous regardons dans les yeux et comblé par le spectacle de la vie, nous prenons la piste de retour à Sofara.

sabato 18 dicembre 2010

Samira, la bimba dal viso triste.

 
Samira e sua sorellina Awa.

Salì, Samira e la piccola Awa.

 La piccola venditrice di polpette di erbe bollite.
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I piccioni del fratello di Samira. Custoditi dalla famiglia, ma ne usufruisce solo il proprietrio.

La guest-house che ci ospitava si trova nella periferia di Ouagadougou. Confinante alla casa, una famiglia di  etnia Peul di 2 adulti e due bimbe, che occupa un locale di pochi metri quadri facente parte  di una vecchia abitazione. Samira è il nome di una delle  bimbe; ha  11 anni,  è stata colpita alle gambe dalla poliomielite e costretta a spostarsi su di una carrozzella. Mi commosse il suo visino triste, mentre una mattina mi alzai per fare un giretto approfittando dell'aria fresca.La vidi quasi completamente distesa in terra sulla strada polverosa a ridosso del muro della loro cadente catapecchia. Aveva una mano tesa per implorare qualche monetina dai rari e frettolosi passanti mattutini.Mi avvicinai, ma lei ebbe un sussulto impaurita. Fece un movimento come strisciare per ritirarsi in casa. Accennai un  saluto con la mano e la salutai in francese e sorpreso lei mi rispose nella stessa lingua abbozzando un leggero sorriso. Chiesi al nostro guardiano informazioni sulle condizioni di vita di Samira e la sua famiglia composta dalla mamma, da una sorellina, Awa, di 5 anni e da una altra sorella ventenne, Salì.  Il suo papà non si sa dove si trova. Il guardiano mi spiegò che costoro avevano lasciato il villaggio natio per cercare fortuna a Ouagadougou. Faceva parte del gruppetto anche un fratello, il quale si è  allontanato quasi subito dalla famiglia per cercare da solo un lavoro, senza quasi mai farsi vivo. Pare che viene saltuariamente a controllare una decina di suoi piccioni che hanno le gabbie appese al locale dove abita Samira portandosene via ogni volta qualcuno. Secondo il guardiano Salì e la sua famiglia vivono nella miseria e  passano interi giorni senza mangiare. La sera dello stesso giorno vidi il guardiano con un piccolo contenitore in mano che usciva dalla guest-house; lo seguii e vidi che  lasciò il tutto nelle mani della sorella più grande. Era il resto del cibo che la moglie del guardiano aveva preparato per la sua cena. La ciotola conteneva un po di polenta di miglio e qualche osso già spolpato di pollo comprese le zampe. Nei giorni successivi cercai di avvicinarmi a Samira con l'aiuto del guardiano. Lei parla bene il francese e lo scambio di saluti e di informazioni fu facile.Mentre parlavamo notai nel loro spoglio cortile che la piccola Awa razzolava nella polvere, con il nasino pieno di mosche; niente animali da cortile. Qualche sedia rotta e dei secchi di plastica non più utilizzabili arredavano con tristezza lo spiazzo senza ombra di un focolaio o di una marmitta. Ma allora che si mangiano? Pane? Troppo caro. Passò una piccola venditrice che aveva in testa un vassoio in alluminio con una decina di polpette di erba cotta. Chiesi cosa fossero: erba dei campi fu la risposta. 25 franchi CFA cadauna. Samira contò le monete ricevute in elemosina; ne aveva soltanto per 3 polpette. La piccola venditrice non si fece commuovere dalle richieste di Samira per averne 4 al prezzo di 3. Completai il rimanente della richiesta di pagamento. In un attimo le quattro polpettine di erba di campo finirono nei vuoti e brontolanti stomaci. La carrozzella di Samira aveva una ruota a pezzi e  feci la sorpresa di donarle una nuova. La sua gioia montò alle stelle. Appena riparai il tutto Samira si fece un giro per farsi vedere dal vicinato con la ruota nuova. Contentissima non finiva di ringraziarmi, comprese la sorella e la mamma. In serata, la  vidi  vicino al venditore di riso e salsa di carne. Ci salutammo stringendoci la mano ( chissà ancora per quanto, con l'Islam che avanza in Burkina a passi da gigante e le moschee che crescono come funghi ) e le chiesi se la ruota funzionava bene. Tutto bene fu la risposta. Alla mia domanda se aveva qualcosa da mangiare per la sera, il suo viso si chinò e non mi rispose. Capii cosa voleva dirmi. Ordinammo 4 porzioni di riso  da portar via.  Strada facendo parlammo del guardiano. Lui è gentile, mi disse, ogni tanto da qualcosa da mangiare ma solo a Salì  la   sorella maggiore. Poco cibo che lei  divide con gli altri componenti della piccola famiglia. Al nostro arrivo il cortile si animò poiché sicuramente sentirono l'odorino del cibo che arrivava. Ringraziarono tutti calorosamente. E così ogni sera facemmo lo stesso percorso con la ciotola colma di cibo caldo, fino al giorno della mia partenza. Chiesi loro il permesso di scattare qualche foto. Permesso accordato e rivedendo il loro volto sul display della mia macchina fotografica, tutte risero. Una delle ultime sere prima della nostra partenza, al ritorno dall' internetpoint , entrai nel cortile di casa quasi senza far rumore; non vidi il guardiano, ma la sua moto era là. Aprii la porta socchiusa  della sua guardiola e lo sorpresi  in tenero atteggiamento con Salì. Food for sex. In Africa niente è gratis, tutto ha un costo, tutto si paga.

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La maison d'hôte qui nous accueille se trouve à la périphérie de Ouagadougou. Adjacent à la maison, une famille de ethnie Peul composée de deux adultes et de deux filles, occupe un local de quelques mètres carrés de la partie d'une vieille maison. Samira est le nom de l'une des filles, âgée de 11 ans, elle été touché aux jambes par la poliomyélite et est forcée de se déplacer dans un fauteuil roulant. J'ai été ému par son petit visage triste, losqu’un matin je me levai pour faire un tour et profiter de l'air frais. Je l’ai vue gisant sur le sol presque entièrement sur la route poussiéreuse près des murs de leur cabane délabrée. Elle avait la main tendue pour mendier quelques pièces des rares passants. Je me suis approché, mais elle eut l’air d’avoir peur. Elle fit un mouvement  et rampa jusqu’à sa maison. J'ai hoché la tête, fais un salut de la main et la salua en français. Surprise elle dans la même langue décrivant un léger sourire. J'ai questionné le gardien au sujet de nos voisins et de leurs conditions de vie. La famille est composée de Samira, de sa mère, une petite sœur de 5 ans, Awa, et une autre de 20 ans. On ne sait pas où est son père. Le gardien m'a dit qu'ils avaient quitté leur village natal pour tenter leur chance à Ouagadougou. Un frère cadet qui faisait également partie du groupe, a quitté presque immédiatement la famille pour se trouver un emploi. Il vient régulièrement contrôler une douzaine de pigeons en cages qui sont suspendus dehors. Selon le gardien Samira et sa famille vivent dans une grande pauvreté et passent des journées entières sans manger. Le soir même, j'ai vu le gardien sortant de la maison d'hôtes avec un petit récipient à la main qu’il a donné à la sœur aînée. C'était le reste de la nourriture que la femme du gardien avait préparé pour son dîner. Le bol contenait quelques os de poulet déjà rongés. Dans les jours suivants, j'ai essayé de m’approcher de Samira avec l'aide du gardien. Elle parle bien le français et l'échange de salutations est facile. En revanche pendant que nous parlions, j'ai remarqué l’état de leur cour pleine de poussière dans laquelle était la petite Awa avec le nez tout sale plein de mouches, pas d'animaux de ferme. Une chaise cassée et quelques seaux en plastique non utilisables meublaient tristement l’espace. Mais alors que mangent-ils? Du pain? Trop cher. Un petite vendeuse passa dans avec un plateau en aluminium contenant une dizaine de boulettes de légumes. 25 francs CFA chacune. Samira compta les pièces reçues de l'aumône, elle n’avait assez d’argent que pour 3 boulettes. Le petit fournisseur fut inflexible à la demande de Samira d’en avoir 4 pour le prix de 3. J'ai complété le reste. En un instant, les quatre boulettes furent englouties. La chaise roulante de Samira avait une roue cassée et je lui ai fait la surprise de lui en acheter une nouvelle. Sa joie était immense. Samira a tout de suite fait un tour afin exhiber sa nouvelle roue aux voisins. Elle ne cessait de me remercier.Dans la soirée, je l'ai vue à côté du vendeur de riz et sauce de viande. Nous nous sommes salués, nous serrant la main (qui sait encore pour combien de temps ce sera possible vu la progression de l'islam au Burkina, les mosquées y poussent comme des champignons) et je lui demandai si la roue fonctionnait. Tout va bien fut la réponse. Quand j'ai demandé s'ils avaient quelque chose à manger pour le soir, son visage se pencha vers le bas et elle ne répondit pas. J'ai compris ce qu'elle voulait dire. Nous avons commandé 4 portions de riz. En chemin, nous avons parlé du gardien. Il est gentil, dit-elle, de temps en temps, il nous donne quelque chose à manger. Dès notre arrivée dans la cour la petite famille s’anima sentant sans doute le doux fumet de la nourriture. Ils ont remercié chaleureusement. Et chaque nuit nous avons fait la même promenade avec un bol de nourriture chaude, jusqu'à ce qu’au jour de mon départ. Je leur ai demandé la permission de prendre quelques photos. Permission accordée. A la vision de leur visage sur l'écran de mon appareil photo, tous rirent. La dernière nuit avant notre départ, revenant du cyber café, je suis allé dans la cour sans faire de bruit, la moto du gardien était là. J'ai ouvert la porte entrouverte de la guérite, et je l'ai surpris dans les bras de Sali. Food for sex. En Afrique, rien n'est gratuit.

venerdì 3 dicembre 2010

Baguineda 20 anni dopo,

Una accoglienza così calorosa non me la aspettavo. Il capo villaggio  è intervenuto per fare un discorso di elogio alla mia persona: pare che sono stato l'unico che sia ritornato, dopo venti anni, sul luogo dove ho passato un lungo periodo di lavoro. Ed anche l'unico che sia rimasto con gli ex collaboratori a raccontarsi, intorno a vassoi stracolmi di capretto grigliato, della nostra vita passata, di un periodo prosperoso per i villaggi di Kobalakoro e Baguineda e dei suoi abitanti. Tanti i presenti che hanno accettato l'invito. Purtroppo  c'è stata una lunga lista di assenti passati a miglior vita. Qualche nome dei presenti: Seydou Diarra, Modibo Keita, Zakaria, Mamadou Diarra, Issa, Famory, Mamadou Traoré, Yaya ( il più paziente e meticoloso meccanico incontrato in terra d'Africa), Tall....assenti Magono, Doumbia, Yacouba ucciso a fucilate senza alcun apparente motivo, povero ragazzo...
Grazie di cuore per la vostra calorosa accoglienza.