lunedì 28 maggio 2007

I Fabbri, Les Forgerons, The Forgemen



 Il maestro tiene i pezzo di ferro rovente. The "maestro" hold the red-hot iron.
Le maître tient le morceau de fer incandescant.



  L'apprendista, gira in continuazione la ruota per mantenere vivo il fuoco.
The apprentice continuously turns the wheel to keep the fire alive.



Ad Harar, la casa di Bedel, dove lavorano giorno e notte i fabbri, si trova nel quartiere di Badro Beri, detto "Buda" (cattivo occhio) in Amarico. Due squadre si danno il cambio, una lavora di giorno e l'altra di notte. Il mestiere di fabbro è diviso in tre attività differenti che corrispondono ugualmente a dei gradi che ricordano l'attività delle corporazioni mediovali: maestro, compagno e apprendista. L'apprendista tiene il fuoco sempre ardente; il compagno martella sul pezzo di ferro rovente; il maestro infine da al pezzo la forma finale, lui è il vero fabbro ( wabta in lingua Harari).

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La maison de Bedel, où travaillent jour et nuit les forgerons, se trouve dans le quartier de Brado Beri, dit Buda (mauvais oeil) en amharique. Ce nom funeste, ainsi que nous l'avons déjà remarqué, est très certainement lié aux forgerons, longtemps victimes, à l'instar des potiers, d'un mépris populaire mêlé de crainte. Mais chez Bedel, on n'a pas le temps de se soucier de ces vieilles inepties. On est plutôt concentré sur le métier. Deux équipes se relaient, l'une opérant de jour et l'autre de nuit. Le métier est divisé en trois activités différentes, qui correspondent également à des grades rappelant l' organisation des corporations médiévales (apprenti, compagnon, maître). L'"apprenti" attise le feu; le "compagnon "martèle"; le "maître", enfin, donne à l'objet sa forme finale. Il est le forgeron proprement dit (wabta, en harari).


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In Harar, at Bedel's home which is in the Badro Beri Section called "Buda" (bad eye) in Amaric, the ironsmiths work day and night. The ironsmiths are divided into three categories that could be compared to the mediaval guilds: maestro, craftsman and apprentice. The apprentice keeps the fire alive, the craftsman hammers the burning iron and the maestro gives the final shape. The maestro is the true ironsmith (wabta in Harari).

martedì 22 maggio 2007

Le iene di Harar, Les hyènes de Harar, Harar hyenas








C'è un signore, Yusuf Mumé Salih, alla periferia di Harar, che tutte le sere verso le ore 20.00 da del cibo ad un branco di una ventina di iene ormai mezze "addomesticate" poichè puntualmente tutte le sere esse arrivano dalla campagna circostante per essere abbondantemente rifocillate di carne e non troppo puzzolente, come dovrebbe loro piacere. Yusuf invita i presenti a farsi coraggio ad avvicinarsi a lui e dare la carne alle iene tramite un bastoncino. L'uomo delle iene chiama le sue amiche con nomi dolci come Frou-Frou oppure Mimì. E' uno spettacolo da non perdere poichè Harar e le iene sono uniche.

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La ville et les hyènes. Le désormais célèbre "hyena-feeding" n'est pas une simple attraction touristique. C'est aussi le reflet des relations très spéciales que la cité entretient avec les hyènes. Cet animal serait d'ailleurs, d'une manière générale, l'équivalent est-africain du loup-garou. Une ancienne et savoureuse expression amharique l'appelait "celle qui vient en boitant", et à Harar on raconte qu'elle claudique depuis que cheikh Abadir a jeté son cure-dents sur une de ses pattes postérieures. "La hyène ne boite qu'avant de mordre", dit un proverbe amharique. Yusuf Mumé Salih, nourrisseur d' hyènes, est d'origine Oromo. Yusuf a 50 ans et a pris la succession de son oncle Mohammed Ali. Le groupe des hyènes vient régulièrement se nourrir de sa main et de sa bouche.


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Yusuf Mamé Salif lives on the outskirts of Harar. Every evening around 8:00 pm he feeds a pack of about twenty hyenas who are "tamed". They come from the outlying countryside and accept meat that is not too putrid (as are they preferences). Yusuf invites onlookers to feed the hyenas their meat on a stick. The "hyena man" calls his animals with pet names such as Frou-Frou or Mimi. This is definitely a rare event not be missed.

lunedì 21 maggio 2007

Kai Bandera, Bandiera Rossa, Drapeau Rouge, Red Flag




Umoristico e tragico, romantico e avventuroso, Kai Bandera incalza senza respiro, come un inseguimento.


ETIOPIA 1937: ad un anno dalla proclamazione dell'impero, gli italiani controllano solo Addis Abeba e pochi altri centri. Spadroneggiano ribelli e predoni, è tempo di massacri e saccheggi. I soldati "nazionali" partono e il controllo del territorio è affidato a bande di irregolari etiopi, ognuna al comando di un italiano.


ETTORE FORMENTO ha venticinque anni: un ufficiale ragazzo, solo in un paese immenso. Gli affidano la " Kai Bandera", cinquecento guerrieri raccolti dietro una semplice insegna: la loro rossa "Kai" bandiera "Bandera".
Deve diventare etiope tra gli etiopi. Agire da eroe è l'unico modo per farsi seguire; ci riuscirà così bene da meritarsi questo complimento: "Tu morto, tutta Bandera morta".
Per due anni conduce la banda attraverso altipiani maledetti, fiumi incantati, distese aride e selve oscure: terre di splendite donne e sanguinari combattenti capaci però di pietà cavalleresca: Sono drammi e risate, amori e tradimenti.
Crolla l'Africa Orientale Italiana e quelli di Kai Bandera sono tra gli ultimi a cedere.




Ettore Formento nasce a Dezzo di Scalve (BG) nel 1912. Nel 1935 è richiamato alle armi e spedito in Africa Orientale, dove partecipa a tutte le campagne dal 1936 al 1941. Ferito e decorato, è catturato dagli inglesi. Dopo la prigionia in Kenia, rimpatria nel gennaio del 1947 e riprende la carriera militare, dove giunse al grado di Capo di Stato Maggiore delle Forze Atlantiche Terrestri del Sud Europa.


Con il generoso aiuto di Silvio, sono riuscito a parlare con "la storia": con Ettore Formento...è stato emozionante sentire dalla viva voce di un combattente le sue avventure. Mi ha chiesto se l'Etiopia è cambiata e che gli piacerebbe ritornarci. Ci siamo lasciati con la promessa che mi riceverà a Brunate, dove vive attualmente. Grazie.

sabato 19 maggio 2007

Paesaggi Etiopi, Paysages Ethiopiens, Ethiopians Landscapes



Bucorvo Abissino ( Bucorvus Abyssinicus). Fotografato sulla strada da Sekota a Lalibela.
Photograph taken on the road from Sekota to Lalibela. Abyssinian Ground Hornbill.






 Uno stormo di avvoltoi-grifoni in attesa di una carcassa da spolpare.
A flock of vultures await a carcass to devour.



Montagne lungo la strada. Mountains along the road.


L'attraversamento del Fiume Tagazzè. Nuove campate in ferro hanno preso il posto delle vecchie montate dagli italiani nel 1936 e che si vedono marcire a valle del ponte stesso. Da una vecchia foto scattata nel 1936, la zona intorno al ponte era completamente ricoperta da bosco. Oggi la zona si presenta quasi spoglia di vegetazione.
An overpass on the Tagazzé River. New iron works have taken the place at the old ones built by the Italians in 1936 that can be seen rotting beneath the bridge.


Un vecchio distributore AGIP ormai chiuso da tempo.
An old AGIP gas station closed many years ago.




La strada, con ardite salite e curve, riesce sempre a stupirti.
The roads with arduous curves and heights are always surprising.



 Attraversamento di un fiume. A river crossing.



 Il basolato costruito dagli Italiani nel 1936 resiste ancora all'usura del tempo. Non c'é Ditta Cinese che possa fare qualcosa di simile.
Fontanelle ed abbeveratoi lungo la strada Endà Sellassiè-Gondar costruite nel 1936.
Fountaines and drinking troughs along the road from Endà Sellassiè to Gondar built in 1936.

La strada che conduce da Endà Sellassiè (Sciré) a Gondar, costruita dagli italiani durante l'occupazione dell'Etiopia, credo che sia una delle più ardite vie di comunicazione mai da me percorse in Africa. Attraversa vallate e risale montagne per poi di nuovo scendere fino ad attraversare fiumi importanti come il Tagazzè. Numerossime sono le opere d'arte ancora in ottimo stato a dispetto del tempo e dell'incuria. Per molti chilometri taglia le montagne sul loro fianco con precipizi da capogiro, poichè ormai i muretti di protezione sono stati spazzati via. Risalendo la montagna dal Fiume Tagazzè percorrendo le interminabili curve e controcurve, si arriva a quota 1768 metri da dove vi ammira benissimo la vetta più alta dell'Etiopia il monte Ras Dascian. Bellissima. La rifarei ancora.

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The road from Endà Sellassiè to Gondar, built by the Italians during their occupation in Ethiopia, is in my opinion one of the most arduous roads in Africa. It goes through valleys, up mountains and through important rivers, such as the Tagazzé. There are several works of art despite the abandonment. Many walls of protection have crumbled along the mountains roads. The highest point at 1768 meters is where one can admire the highest peak of Ethiopia called the Ras Dascian. I would climb it again and the company was great.

giovedì 17 maggio 2007

Bahar Dar


Il Nilo Azzurro lava tutto e tutti: camion, auto, biancheria e perché anche uomini.


Foto satellitare del Lago Tana, Bahar Dar si trova sulla punta a sinistra.

La vivace cittadina di Bahar Dar si trova nel punto più meridionale del Lago Tana. Il sabato pare che ci sia un animato mercato, interessante dicono...vedremo. E' una cittadina pulita che vive sul turismo e la pesca. Da quì partono le barche che portano i turisti in giro in lungo e in largo per il lago. All' Hotel Ghion ho pattuito la somma di 100 birr per una camera doppia con bagno (e tante zanzare) e la zanzariera che era tutto un enorme buco...La sua posizione è bellissima in riva al lago da dove si possono ammirare centinaia di pellicani bianchi. E poi il suo curato giardino con profumatissimi fiori bianchi del frangipane (plumeria).
Il suo mercato invece è risultato una brutta fiera di prodotti moderni; una banda locale suonava al ritmo di un tasso alcolico molto elevato. Simpatica cittadina ma non più di tanto; resa famosa poichè gravita sul Lago Tana e le sue innumerevoli isole con monasteri. Il giorno dopo non mi è dispiaciuto di riprendere la strada di casa dove ho guidato per circa 300 km di pista in circa 7 ore, da Werota a Woldiya e l'autista seduto dietro a riposarsi. Arrivati alla strada asfaltata ho passato il volante all' autista ma costui era più stanco di me, tanto è vero che a circa 100 km da Macallè ho ripreso l' iniziativa della guida altrimenti saremmo arrivati all'alba...povero, era tanto stanco...povero...a detta di qualcuno.

domenica 13 maggio 2007

Il Lago Tana, Le Lac Tana, The Tana Lake



Meraviglioso tramonto sul lago. Wonderful sunset.

 
Sull'isola di sinistra si trova l' Entos Eyesu Monastery. Nell'altra isola ci sono solo monaci che non permettono a visitatrici di entrare.
On the island on the left there is Entos Eyesu Monastery . On the other island there are only monks and do not allow female visitors.


Un pellicano bianco. Great white pelican (Pelecanus onocrotalus).


                                               Piroga costruita con papiro. A "tankwa boat"


Una piroga fatta con canne di papiro detta "Tankwa boat". Gli abitanti dei villaggi che si affacciano sul lago, usano queste piroghe per raggiungere le opposte sponde cariche di legna da ardere e prodotti agricoli. La forma di queste fragili imbarcazioni e' vecchia come i primi insediamenti umani, inoltre non sono lontane dalle loro cugine egiziane. Una singola canoa costa circa 5 euro e la sua durata e' di circa 2 mesi di lavoro. Dopodiche' inizia ad impregnarsi di acqua e bisogna sostituirla. Questo tipo di imbarcazioni si trovano nei numerosi laghi etiopi.


Tankwa boats. Villagers cross Lake Tana from shore to shore on low-floating papyrus canoes, called tangwa, loaded with firewood and agricultural produce. The design of these fragile craft is virtually as old as human settlement itself, and echoes ancient Egyptian boat construction. A single canoe costs less than 5 euro to make and is good for two months' work before it becomes waterlogged and has to be replaced. These boats are to be found on a number of Ethiopia' lakes.



 



I tre affreschi si trovano nel Monastero di Entos Eyesu.
Three murales on the Entos Eyesu Monastery.


Sicomoro secolare.


La monaca di sinistra parla inglese. Quella di destra fà la cassiera ma non parla inglese.
The nun on the left speaks English. The one on the right is the cashier and does not speak English.


Mi mostrano i libri sacri. The nun show us the sacred books.

Il Lago Tana è il lago più esteso dell'Etiopia, ha una superficie di circa 36.000 Kmq. e si trova a quota 1788 metri. Ha per emissario il Nilo Azzurro. A sud si trova la vivace cittadina di Bahir Dar e dal lago emergono ben 37 isole. Sia queste isole, sia le coste sono sede di numerosi monasteri e chiese, molti dei quali di notevole importanza storica ed ancora oggi vivo punto di riferimento per la cristianità etiope. La pesca sul lago è molto attiva ed è una fonte di sussistenza per la popolazione della costa. Ancora oggi si possono ammirare le caratteristiche piroghe di papiro. E' uno dei paradisi degli uccelli acquatici e non. Ce ne sono a migliaia.
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Lake Tana is famous mostly as the source of the Blue Nile and as the largest lake of Ethiopia and one of the highest large lakes in the world. At the same time, Lake Tana is also renowned for its monasteries which can be found directly on its shores, on peninsulas and on the many islands scattered all over the lake.It is pretty straightforward to arrange a visit to one or more monasteries from Bahir Dar. Lake Tana is not a clear mountain lake as you might expect, it rather has a muddy colour, at least during our visit after the short rainy season.

giovedì 10 maggio 2007

Il Nilo Azzurro, Le Nil Bleu, The Blue Nile




Le cascate Tis Isat Falls nella stagione secca.

Trasporto di legname sul Nilo.

Presso Kartoum, in Sudan si uniscono i due affluenti principali: il Nilo Azzurro ed il Nilo Bianco per formare il grande Nilo. Il Nilo Azzurro nasce sull' altopiano etiope e precisamente dal Lago Tana.
Ho visitato la dove le acque del Lago Tana si riversano nella valle da dove prende forma il Nilo Azzurro. Qualche chilometro più a valle il fiume crea una delle più belle cascate al mondo, le Tis Isat Falls, impressionanti durante le piene del fiume stesso.